Lo Squalo - Steven Spielberg

 Il terrore che venne dal mare

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Se nella vostra cineteca avete uno spazio dedicato ai classici, Lo Squalo è una di quelle opere che non può mancare. Primo grande successo al botteghino per un giovanissimo Steven Spielberg, appena ventinovenne nel 1975, che inaugura il filone dei blockbuster con uscita estiva (sino ad allora inesistente). Migliore incasso della storia - all'epoca - con 470 milioni di dollari, più de Il Padrino (1972) e L'Esorcista (1973), solo l'arrivo di Guerre Stellari nel 1977 fa decadere lo storico record. Oltre il mero marketing, The Jaws è però un lavoro completo e appassionato, forte di un tema che appartiene alla letteratura d'autore: l'eterna lotta fra l'uomo e la natura - in particolare il mare e le sue creature. Ecco che la mente corre subito alla penna di Herman Melville e alla sua balena bianca, Moby Dick, o alle pagine de Il Vecchio e il Mare di Ernest Hemingway. Ma procediamo per gradi e rinfreschiamo la memoria.

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La festa del 4 luglio (festa dell'indipendenza americana, ndr) si avvicina, la ridente isola di Amity non aspetta altro che accogliere i turisti sulle sue coste assolate. La giovane Christine Watkins viene però uccisa brutalmente e l'analisi del medico locale è spietata: shark attack, attacco di squalo. Nonostante la volontà da parte della polizia di chiudere le spiagge, le autorità politiche ignorano completamente il problema: a farne le spese è il piccolo Alex Kintner, divorato dall'animale in pieno giorno. Inizia una caccia serrata alla bestia da parte di tutti i pescatori del luogo (e non), anche grazie ad una taglia di 3000 dollari offerta dalla famiglia del povero Alex. Il primo squalo catturato fa tirare diversi sospiri di sollievo, fra la popolazione e le autorità, ma un colpevole ben più grande solca ancora i mari. La caccia grossa è affidata ai tre personaggi chiave della storia (squalo escluso, s'intende), lo sceriffo Martin Brody, il cacciatore di squali professionista Sam Quint e il biologo marino Matt Hooper (interpretati magnificamente da Roy Scheider, Robert Shaw, Richard Dreyfuss). Tre caratteri ben definiti e ben scritti dagli sceneggiatori Peter Benchley e Carl Gottlieb: il primo perfetto per incarnare l'autorità, responsabile, diplomatico e cauto (inizialmente anche codardo); il secondo privo di ogni scrupolo, profittatore e figlio della cultura di strada; il terzo è invece un prototipo dello scienziato perfetto, organizzato e preparato. Costretti sulla stessa barca - la mitica Orca - danno vita ad uno scontro interno per la supremazia delle idee e dei modi di fare - anche tornando ad aneddoti ed esperienze di vita - inutili screzi di fronte ad un obiettivo comune, uno squalo bianco oltre misura con otto metri di lunghezza, denti appuntiti, occhi neri e spietati. Dei tre, ha la meglio la parte sensibile dello sceriffo Brody, che trova finalmente il coraggio ed elimina il 'mostro' forse nell'unico modo possibile: facendolo saltare in aria. Una sua rivalsa personale - e di carattere - rispetto al rozzo Quint (che come ogni saputello fa invece una pessima fine) e alle delusioni e mortificazioni subite all'inizio della storia, per colpa del sindaco e dei commercianti interessati unicamente alla stagione turistica.

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Steven Spielberg crea un ottimo bilanciamento fra il dramma, l'azione e la paura. Il ritmo serrato di alcune scene, e il modo diretto con cui sono girate, ricorrendo spesso all'uso di inquadrature soggettive, crea viva tensione e spavento. Anche se gli effetti speciali di quegli anni oggi sembrano quasi ridicoli, la forza reale della pellicola appartiene 'all'idea dello squalo' e non all'animale in sé (che spesso è goffo e pesante per ovvi motivi). Tutto è verosimile: ognuno di noi può essere una vittima casuale degli eventi, di una creatura che non vediamo, ed è questo che crea terrore. Ogni immagine - poi - acquista ancor più valore con la fotografia intensa di Bill Butler (in special modo nelle primissime sequenze d'apertura) e il genio di John Williams che firma le musiche. Il tema de Lo Squalo è una partitura caratteristica senza tempo - conosciuta anche da chi non ha mai visto un lungometraggio nella sua vita - vincitrice non a caso di un premio Oscar e di un Golden Globe per la migliore colonna sonora. Il film riesce a portare a casa anche le statuette dorate per il miglior montaggio (Verna Fields) e il miglior sonoro (Robert L. Hoyt, Roger Herman Jr., Earl Madery e John R. Carter). Ancora una volta la lotta infinita fra l'uomo e la natura si è fatta storia.


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