Mission: Impossible 2 - John Woo

Quando l'azione prende il sopravvento

MissionImpossible

"Vuol dire che sarà difficile?"
"Molto."
"Questa non è una missione difficile, questa è una missione impossibile.
Difficile è una passeggiata per lei"

Tornano le imprese di Ethan Hunt (Tom Cruise), agente segreto della IMF (Impossible Mission Force), una particolare sezione della CIA i cui membri sono incaricati di portare a termine missioni al limite del possibile. In questa nuova trasposizione cinematografica della celebre serie tv creata da Bruce Geller, Hunt deve scoprire perché Vladimir Nekhorvich, biologo molecolare della Biocyte Farmaceuticals, sia stato ucciso dal suo collega Sean Ambrose (Dougray Scott), inscenando un finto incidente aereo. Nekhorvich, prima di morire, aveva inviato all’agente un enigmatico video, nel quale faceva riferimento al mito di Chimera e Bellorofonte e affermava di avere solo venti ore di tempo per raggiungere gli Stati Uniti. Per portare a termine la missione e salvare l’umanità da una grande epidemia scatenata da un virus letale chiamato appunto Chimera, Hunt si farà aiutare dal genio informatico Luther Stickell (Ving Rhames), da Billy Baird (John Polson), pilota di elicotteri dal pessimo senso dell’umorismo, e dalla bella Nyah Hall (Thandie Newton), ladra professionista ed ex ragazza di Ambrose.

Sebbene la sceneggiatura sia sempre affidata a Robert Towne, la direzione passa da Brian De Palma a un altro regista d’azione: John Woo, capace di mischiare atmosfere orientali con la tecnica del cinema d’azione tipico di Hollywood. Nonostante la nota bravura di Woo, “Mission: Impossible II” non regge il confronto né con la precedente pellicola, né con gli altri lavori di Woo. Se il primo capitolo di “Mission: Impossible” puntava di più sull’aspetto “spionistico” del film e sulle relazioni tra i personaggi, nel secondo la trama è un banale pretesto per inserire carrellate di esplosioni ed inseguimenti. La tensione qui non sta tanto nel cercare di arrivare al nodo della matassa, nello scoprire “cosa ci sia dietro”, ma è concentrata e si esaurisce nel modo in cui la scena è rappresentata. Lo spettatore si emoziona per le acrobazie dei personaggi, per il modo in cui sono girati gli inseguimenti, non certo per una tensione psicologica solamente abbozzata. I dialoghi sono praticamente insistenti e i personaggi stereotipati, primo fra tutti Sean Ambrose, il ‘bad boy’ della situazione che, proprio a causa dell’assenza di qualunque tipo di approfondimento psicologico, rimane un cattivo unidimensionale. I pochi colpi di scena presenti nella pellicola sono prevedibili così com’è scontata e banale la storia d’amore tra Ethan e Nyah che, dopo pochissimi momenti insieme, già si fida ciecamente di lui ed è disposta a affidargli la sua vita. Una nota a favore del film sta nella bravura degli attori e una particolare menzione va fatta proprio al protagonista: in un mondo in cui gli attori preferiscono lasciare sempre più spazio alle controfigure, Cruise ha cercato di limitare al massimo l’uso di stuntman per le sue scene, decidendo di girare lui stesso la sequenza d’ apertura del film, contro il volere dello stesso Woo. “Ero così spaventato che non smettevo di sudare. Non potevo neanche guardare il monitor quando girammo quella sequenza.” disse il regista proprio a proposito della scena di free climbing che dà l’avvio alla pellicola.

In conclusione “Mission: Impossible II” è un film che trae la sua forza da inquadrature con sequenze spettacolari da cui scaturisce la tensione, bellissimi paesaggi e combattimenti basati su arti marziali. La presenza di una “vera” sceneggiatura avrebbe sicuramente giovato al film, ma non si può avere tutto e l’esperienza di Woo riesce comunque a far dimenticare allo spettatore questa mancanza, svagando e confermando il successo del precedente capitolo, facendo incassare alla pellicola 546 milioni di dollari.

Serena Betti

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