I Mostri del Cinema Horror: Michael Myers
- Creato Martedì, 29 Novembre 2011 15:43
- Pubblicato Mercoledì, 30 Novembre 2011 17:09
- Scritto da Giacomo Sabelli
Dietro la maschera di Michael Myers

In pieno 68’ il panorama del cinema horror subisce degli importanti cambiamenti, che da li a poco tenderanno a rivoluzionare completamente gli schemi del panorama orrorifico conosciuto sino a quel momento. È con il film La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead/1968) di George A. Romero che avviene quel passaggio dall’immaginario gotico ed eurocentrico dei Dracula e dei Frankenstein ad un modo di concepire i film horror attraverso una nuova tipologia del racconto. Passano esattamente dieci anni, ed è il 1978 quando dalla genialità di John Carpenter e Debra Hill nasce Halloween – La Notte delle Streghe. Il film inaugura uno dei più famosi filoni della storia del cinema, consentendo la nascita di colui che assurgerà al ruolo di vera e propria icona cinematografica, Michael Myers. Assieme a Leatherface e ai futuri Freddy Krueger e Jason Voorhees, sarà la figura che caratterizzerà (e sconvolgerà) il teen horror anni 70/80, protraendo le proprie gesta attraverso sette sequel e due remake. Michael Myers nasce il 17 ottobre 1957 e già dalla tenera età si contraddistingue per la sua spietata ferocia, uccide la sorella diciassettenne Judith Myers nella notte di Halloween del 1963 e macchiandosi di uno dei crimini peggiori quale è il fratricidio, dà il via all’escalation di terrore e morte conosciuta attraverso l’intera filmografia di Halloween. La costruzione del personaggio di Michael e principalmente la spiegazione delle sue gesta omicida, avviene gradualmente durante tutte le pellicole che lo vedono protagonista. La sua follia si snoda attraverso i temi tanto cari a Carpenter quali, la Morte (intesa come uccidere/essere uccisi) e l’infanzia che assieme al tema parallelo della Famiglia, è il motore di spinta di Michael e di una parte della saga. Cosa si nasconde però dietro la maschera di Michael Myers? Forse qualcosa di più che va oltre l’importante
significato iconografico che giustamente gli viene attribuito, è come uno scrigno che racchiude in sé, o meglio rappresenta, la sfaldatura della tipica famiglia piccolo/borghese della provincia americana, la trasgressione e l’inibizione della società giovanile tipica degli anni 70’, nonché la ricorrente paura popolare del “boogeyman”. Sospeso tra mondo reale e sottofondo immaginario, Michael Myers è quindi una figura carica di valenza simbolica e che con il proprio look si innesta come un modello per gli altri “mostri” che da li a poco nasceranno negli anni 80’. Ed è proprio sul look che si determina in linea generale la personalità di Myers, la sua maschera bianca conferisce a Michael quell’espressione vuota, che diventa poi il simbolo della sua follia e malvagità. La tuta da meccanico, elemento diffuso tra gli uomini e il coltello, elemento fallico per eccellenza, sono gli oggetti a cui tutti possiamo ricorrere e danno dunque l’idea del pericolo in agguato. La sua figura, inoltre, è segnata da un’andatura lenta, contraddistinta da movimenti decisi e il suo mutismo rende il personaggio ancora più inquietante. La sua aura minacciosa si cosparge però in tutta l’opera, dalla quale si evince anche quella nota di “reale”, in cui un’ individuo mascherato, si confonde tra la gente proprio in una festività che si basa sul travestimento. La figura di Michael Myers assume inoltre una duplice valenza, quella mitologica e quella di vero e proprio archetipo del male. Nel primo caso, tende a rievocare molto la figura del gigante Anteo, che si rigenerava al contatto con la terra (ragion per cui lo stesso Michael si rialza in continuazione dai colpi infertigli dal Dottor Loomis e da Laurie) e quella di Sansone che traeva dai capelli la sua forza, come Michael sembra fare con la sua maschera. La seconda opzione, quella che sembra accostarsi maggiormente alla realtà filmica, la si evince in primis dalla sua invulnerabilità, e poi dal fatto che nonostante la sua camminata lenta, si trova sempre un passo dietro alle sue vittime che invece corrono. Interessante è inoltre il rapporto “ideologico” vittima/carnefice che Michael Myers instaura lungo tutta la saga, con alcune delle eroine che di volta in volta gli si contrappongono e che con lui sono vincolate da un legame di sangue. La perduta sorella Laurie Strode (Jamie Lee Curtis) uno tra i personaggi più ricorrenti della saga, incarna la figura della semplice ragazza di provincia. È il prototipo di figlia perfetta, studentessa modello e babysitter nel tempo libero, la sua figura si contrappone nettamente a quella delle due amiche Annie e Linda, più aperte al sesso e al venire meno dei loro doveri. Laurie mostra da subito delle “difficoltà” nel rapportarsi con l’altro sesso e nonostante venga corteggiata dal più bel ragazzo della scuola (il dialogo con Annie descrive l’invito ad uscire da parte di un
ragazzo a Laurie), lei si mostra disinteressata. Oltre al legame di sangue, il mancato contatto con il sesso è il fattore che lega principalmente Laurie e il fratello Michael. Con Myers infatti, si propone già dai titoli di testa l’aberrazione che egli prova nei confronti dell’atto sessuale, visto che proprio la sorella Judith preferì abbandonarsi alle effusioni con il proprio ragazzo piuttosto che accompagnarlo a fare "dolcetto o scherzetto". Per lui l’omicidio è il mezzo con cui arrivare all’eccitazione (un approccio comunque di tipo sessuale) e l’affannoso ed inquietante respiro che riecheggia durante tutto il film tende ad indicare il soddisfacimento di tale atto. Michael punisce quindi Judith e quindici anni dopo Annie e Linda ree di aver commesso lo stesso misfatto. Ci prova anche con la sorella Laurie per coronare la malefica unione che tanti anni dopo si compierà invece, con la nipotina Jamie Lloyd (Danielle Harris, unico personaggio che compare in ambedue i filoni di Halloween). Figlia di una scomparsa Laurie Strode, la piccola Jamie Lloyd sarà colei che prenderà le redini della madre come antagonista di Michael Myers nei capitoli 4 e 5. Il ruolo di Jamie rispecchia a larghe tratte quello di sua madre, innanzitutto per il grado di parentela con Michael di cui è nipote, in secondo luogo la tenera età della bambina rievoca la stessa innocenza di Laurie Strode nei precedenti capitoli della saga. Jamie è però l’unica che riesce ad avvicinarsi a Michael a livello emotivo, tanto che per pochi attimi dinnanzi ad essa il malefico zio si toglie la maschera e piange. Proprio Jemie e Michael segnano il punto cardine della saga, con loro viene alla luce il segreto del “Thorn”, causa della malvagità e dell’immortalità di Myers. La “stretta di mano” che avviene tra la nipotina e lo zio sancisce, oltre al loro legame di simbiosi, il mancato ricongiungimento tra lo stesso Michael e la sorella Laurie, che troverà poi ampio significato nella decapitazione finale di Halloween - 20 anni dopo.

Di contro al filone inaugurato da John Carpenter, è molto interessante il discorso che imposta Rob Zombie nel suo remake del 2007 Halloween – The Beginning. Il regista compie un’importante rilettura, oltre che della storia, anche dei personaggi, che nel vecchio franchising salvo qualche piccola parentesi venivano per lo più lasciati al caso. Nel nuovo film ogni personaggio ha la propria importanza, partendo dal “nuovo” Michael Myers che cui segue un percorso di crescita graduale. Nel film di Rob Zombie, Michael è una figura totalmente “umana”, la sua cattiveria non è dovuta ad alcun rito celtico, ma cresce progressivamente con la sua età. Causa scatenante della sua follia è la totale mancanza di un nucleo familiare come si deve e le uniche due figure per lui importanti sono la madre e la sorellina “Boo”. La mostruosità di Michael Myers (da bambino interpretato dall’inquietante Daeg Faerch, mentre da adulto dal mastodontico Tyler Mane) è lasciata tutta alla sua fisicità: è il suo corpo imponente che lo rende ancora più spaventoso delle sue gesta, tanto che in diverse sequenze viene sottolineata la differenza di statura tra lo stesso Michael e le sue vittime. Il lato umano di Michael si delinea anche dal fatto che una volta scappato dal manicomio di Smith’s Grove, si mette alla ricerca della sorella non per ucciderla come nella saga precedente, ma per riprenderla con se tentando di spiegarle invano chi lei sia realmente. Laurie Strode/Angel Myers (Scout Taylor-Compton) ricalca alla perfezione il ruolo che fu di Jamie Lee Curtis, improntando un percorso di crescita interiore visibile principalmente in Halloween 2. Il valore della famiglia è il motore che muove l’universo creato da Rob Zombie, tanto che è la locandina del secondo capitolo che recita lo slogan “La famiglia è per sempre”.È proprio Michael che mentre nella saga inaugurata nel 1978 sacrificava la famiglia al Thorn, qui si scatena per riunirla spinto dallo spirito inquietante di sua madre Deborah (Sheri Moon Zombie) che tende a delinearlo come una sorta di moderno Norman Bates. Michael è disposto a tutto pur di ricongiungersi con la madre e la sorellina tanto che attorno ad esse fa completamente terra bruciata, sbarazzandosi di figure per loro importanti (principalmente per Laurie), come la povera Annie Bracket (Danielle Harris) che vicina a Laurie come una sorella, rievoca per Michael la menefreghista sorella Judith (Hanna R. Hall) uccisa anni prima. Il legame tra Michael Myers e Laurie Strode è visibile da subito, cosa che invece non accadeva nel film di Carpenter. Ignara ne è solo la ragazza che terrorizzata continua a fuggire dal fratello maggiore. Tra i due si delinea un rapporto morboso, fatto di amore e morte, che tende sotto certi aspetti, a rievocare maggiormente quello tra la piccola Jamie e lo zio nella vecchia saga. Alla fine il valore della famiglia predomina, sia nell’”abbraccio mortale” del primo capitolo, che nello sguardo di Laurie nel finale di Halloween 2, in cui sorridente osserva finalmente sua madre tornare da lei.
Giacomo Sabelli






