La parabola dell'Uomo Elefante
- Creato Giovedì, 15 Dicembre 2011 23:34
- Pubblicato Martedì, 20 Dicembre 2011 17:29
- Scritto da Andrea Romano
Si arriva, dunque, alla seconda ed ultima parentesi di questa rubrica di Masters of Horror dedicata ai Mostri indimenticabili del cinema. Dopo aver considerato il problema della mostruosità fisica in Freaks [http://www.supergacinema.it/rubriche/masters-of-horror/3396-freaks-il-circo-dei-mostri-di-ted-browning.html] di Tod Browning (1932) si ripropone questa tematica fuori dall'immaginario orrorifico, in uno dei capolavori del cinema d'autore contemporaneo: The Elephant Man.

Il film è la rivisitazione della biografia di Joseph Merrick, un gentiluomo dell'Inghilterra vittoriana tanto sfortunato da essere nato con delle gravissime malformazioni fisiche (una massa tumorale coprente la gran parte del suo corpo, nota come Sindrome di Proteo). La storia di Merrick ha sconvolto l'intera Londra di fine '800 e l'immaginazione del regista David Lynch ha voluto ritrarre la mostruosità dell'uomo elefante, contrapposta ad una società mostruosa a sua volta, cercando di riproporre lo sconvolgimento e shockare così anche lo spettatore. La vicenda umana di Merrick (John Hurt) viene raccontata dal film in stretta connessione con la vicenda del suo medico curante, il Dr. Frederick Treves (un grande Anthony Hopkins). Il rapporto tra l'Uomo Elefante ed il suo medico, nonché migliore amico, è complesso e necessita un piccolo approfondimento della nozione di mostro.
Il mostro, così come si viene tramandato da una serie di racconti, romanzi, film e storie, ha solamente due destini da scegliere: da una parte, affermare la propria mostruosità (ed è il caso di serial killer, demoni e altre creature malvage di cui ci si è occupati precedentemente in questa rubrica), dall'altra parte, affermare la propria umanità fino ad ora nascosta (parliamo di mostri umani come la bestia di Beauty and the beast o Erik di Phantom of the Opera). Non è questa la sede adatta per un dibattito approfondito sulla genesi del mostruoso, ma nel caso di Merrick e dei Freaks di cui ci si è occupati nel precedente lavoro, ci troviamo di fronte a dei perfetti esseri umani che sono considerati mostri dalla società che li circonda e non per una loro costituzione ontologica. Non sono mostri, appaiono come dei mostri.
Il grido disperato “I'm not an animal, I'm a human being” e la costante ricerca di perfezionamento di Merrick per raggiungere il modello di gentleman dell'epoca vittoriana, con tanto di bastone, cappello e set per la rasatura, sono i sintomi della sua umanità un tempo perduta ma ritrovata con l'aiuto del Dr. Treves, che lui considererà per sempre il suo più grande amico. Il tentativo di Merrick è quello di smettere di essere l'uomo elefante ed essere considerato finalmente un uomo da tutti i suoi pari.
La conferma di questa teorizzazione ci appare nel triste epilogo della vicenda. Non vi è bisogno di citare in maniera approfondita, ma una lunghissima tradizione di poesia e narrativa sepolcrale dei primi dell'800 ci ricorda che l'unica forza che accomuna tutti gli esseri umani non è altro che la morte. Anche in epoca più recente, con il diffondersi di opere esistenzialiste in Francia e Stati Uniti, Jean Paul Sartre rielabora questo concetto ne L'essere e il nulla (L'Être et le néant: Essai d'ontologie phénoménologique), Martin Heidegger riflette sulla morte e sul tempo nell'esistenza umana in Essere e Tempo (Sein unt zeit). La vicenda di John Merrick si tramuta così in una vicenda esistenziale che, fornendo un esempio all'intero genere umano, si conferma esattamente come parte di esso. Attraverso la morte Merrick dimostra di essere umano, non mostro, non animale: solo con la negazione della vita afferma la sua umanità. Il film, seppur focalizzando l'attenzione sulla figura di animale/uomo dell'Uomo Elefante/John Merrick, concede una grande attenzione al parallelismo tra Frederick Treves, il medico di John, e Bytes, il padrone dell'Uomo Elefante. Questi due personaggi rappresentano il progresso ed il regresso del genere umano, di chi umano ci è nato, privo di malformazioni genetiche, e agisce liberamente seguendo il proprio arbitrio. L'uomo, nel ritratto che ne vuole fare David Lynch, deve affermare la propria umanità, urlandola al mondo come Merrick, e allo stesso tempo, deve lottare tra la corruzione e la santità, passando dal bene al male in un battito di ciglia.
Andrea Romano






