La 'Casa' nel Cinema Horror

Vota il film:
(1 - user rating)

La casa nel cinema horror

Lacasanelcinemahorror

Il concetto di casa all’interno della filmografia dell’orrore, ha sempre ricoperto un ruolo di rilievo. Che si parli di castelli arroccati, appartamenti spettrali, abitazioni di spietati serial killer, o case infestate e assediate; lo “spazio domestico” è l’elemento che maggiormente si è assuefatto con il mondo dell’orrore in celluloide, sia da un punto di vista scenografico che metaforico. La storia del genere ci insegna che neanche all’interno della “propria” abitazione si può essere al sicuro, e film come La caduta della casa degli Usher (1928) di Jean Epstein, Amityville Horror (1979) di Stuart Rosenberg, e La Casa (1981) di Sam Raimi, sono la più chiara rappresentazione di come l’orrore più assoluto si manifesti principalmente, anche tra le quattro mura domestiche. Proprio come gli animali, che in molte pellicole (anche non a tematica horror) acquistano maggior prestigio degli attori in carne e ossa, anche la casa assurge al ruolo di assoluta protagonista di una pellicola cinematografica; ed il più delle volte, anch’essa munita di un’anima che la rende “viva”. La casa è quindi un’icona del genere, e lo è sin dai propri albori: proprio per questo motivo i classici della Universal ne possono essere considerati i precursori grazie ai loro manieri spettrali, che hanno poi ceduto il passo ai castelli del Gothic Horror. Dai sanguinosi remake/reboot di “casa Hammer”, si è poi passati alla concezione della “casa vivente”, ed infine ai più moderni appartamenti metropolitani, e alle sperdute case di provincia tanto care ai teen horror degli anni 70/80. Assieme ai serial killer, alle possessioni demoniache, ai voodoo zombie, ai morti viventi, e alle creature infernali, anche la casa può essere considerata come uno dei pilastri del genere horror, assumendo di fatto quel significato di luogo minaccioso e inquietante, nonché teatro degli orrori della nostra umanità.

Per meglio comprendere il tipo e il filone di appartenenza di ogni abitazione, è lecito stilare una sorta di classifica con rispettiva breve sinossi per ogni genere abitativo in cui rientrano tutti i film della tematica proposta:

  •  Dai manieri della Universal ai castelli del Gothic Horror

Icastellidelgotichhorror

Questo filone, nonché precursore del concetto abitativo inteso come minaccia, fu avviato da film come Il gabinetto del dottor Caligari e Nosferatu, ma la “dimora” (il linguaggio filmico dell’epoca implicava di utilizzare tale termine per descrivere lo spazio abitativo) aumenta di importanza grazie alle produzioni Universal e ai seguenti reboot di casa Hammer, ed è grazie ad opere come Dracula (Dracula/1931) di Tod Browning e Frankenstein (Frankenstein/1931) di James Whale (e relativi reboot) seguite da un maggiore numero di spettatori, che l’abitazione assurgerà al ruolo iconografico che oggi gli è riconosciuto. 

  • La casa infestata

Lacasainfestata

Il prototipo di “terrore domestico” più affine e originale nel panorama horror è indubbiamente quello sulla “casa infestata” (o stregata).  Con esso la casa  diventa un vero e proprio simbolo del cinema dell’orrore, ed esatta rappresentazione dello sconvolgimento del nucleo famigliare. È un filone che copre un ampio arco cinematografico, partendo approssimativamente agli inizi degli anni 60 per arrivare fino all’età contemporanea. Film come Gli Invasati (The Haunting/1963) di Robert Wise, I 13 Fantasmi (13 Ghosts/1960) di William Castle (che più volte tornerà in questa rubrica) e i più moderni Amityville Horror (The Amityville Horror/1979) di Stuart Rosenberg, Shining (The Shining/1980) di Stanley Kubrick, Poltergeist – Demoniache presenze (Poltergeist/1982) di Tobe Hooper e l’affascinante The Others (Los Otros/2001) di Alejandro Amenábar, ne sono l’esatto manifesto. Le quattro mura domestiche, simbolo di protezione ed unione della famiglia, si rivelano in realtà luoghi insidiosi e inquietanti, fonti di realtà nascoste  dove a spadroneggiare sono le peggiori forze demoniache mai conosciute.

  • La casa assediata

Lacasaassediata

La casa assediata è indubbiamente il “tipo di abitazione” più famoso all’interno del panorama orrorifico. Questo perché viene inaugurato con il film La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead/1968) di George A. Romero, opera indubbiamente di valore storico e che ha cambiato la storia del genere. Si parla di casa assediata, quando un sporadico numero di persone si rifugia all’interno di un’abitazione per proteggersi da una minaccia esterna. Si lotta inizialmente per la sopravvivenza, vengono quindi sbarrate dall’interno tutte le possibili vie di accesso dall’esterno, da li non si deve fare altro che aspettare di vivere, o aspettare di morire. All’interno di essa si crea come una sorta di “universo parallelo” in cui saranno gli umori e le personalità del gruppo di rifugiati a fare la differenza, saranno loro stessi a decidere se cooperare e coesistere, oppure ammazzarsi l’un l’altro. La casa assediata è stata ridefinita anche nell’età contemporanea, su tutti da Alfred Hitchcock con il suo Gli Uccelli (The Birds/1963) dove l’assedio a casa Brenner da parte degli uccelli rievoca quello degli zombi nel film di Romero; e da John Carpenter che con Distretto 13: le brigate della morte (Assault on Precinct 13/1976) sancisce l’assedio come tematica centrale del film.    

  • La casa “vivente” (o “casa organica”)

Lacasavivente

Con il concetto di “Casa vivente” (o “casa organica” come indicato nel libro “Il Buio si avvicina”) si vuole indicare quella situazione in cui l’abitazione protagonista della pellicola “vive di vita propria”. È un sottogenere che nasce direttamente dal filone sulle case infestate, tende però ad indicare quel qualcosa in più rispetto al prototipo originale. Il precursore di questo filone è il già citato, William Castle con il suo La Casa dei Fantasmi (House on Haunted Hill/1959), nonché il relativo remake di William Malone, Il mistero della casa sulla collina (House on Haunted Hill/1999) aggiunga quel qualcosa in più. Il film che però, può essere considerato come emblema di questo sottogenere è La Casa (The Evil Dead/1981) di Sam Raimi.È un’opera in cui l’abitazione è l’assoluta protagonista, è in essa che si nascondono i segreti per risvegliare i demoni che al contempo internamente ne vengono intrappolati. Le botole si aprono, i proiettori e i giradischi partono da soli e fattore più inquietante, è che i muri e le tubature sanguinano copiosamente; insomma la “casa è viva” (tanto che nel sequel al posto delle finestre vi compaiono due occhi spaventosi). Questo sottogenere è importante per diverse ragioni, la prima perché infrange i tabu della casa assediata dato che il pericolo è tanto all’interno, quanto all’esterno (almeno il più delle volte); si fonde inoltre con altri generi cinematografici, come la Fantascienza (chi nel vedere Alien di Ridley Scott, non ha avuto l’impressione che l’astronave aliena contenente le uova, non somigliasse ad uno stomaco con rispettivi liquidi e venature varie?). In ultimo luogo, è un sottogenere che “ridefinisce” la funzione dell’abitazione in quello che è il filone de “la casa di provincia nel teen horror anni 70/80”.

  • La casa di provincia nel teen horror anni 70/80

casadiprovincia

La casa di provincia nel teen horror anni 70/80 è indubbiamente quel tipo di abitazione che rimane impressa ai fan di ogni generazione. Con essa viene rappresentata la paura del quotidiano, quella in cui tutti, tanto il tuo vicino, quanto il tuo soccorritore si rivela essere il più spietato tra i serial killer. Questo filone, si compone di due elementi fondamentali (che peraltro ne danno la denominazione); il primo è che protagonisti della pellicola, oltre agli iconici maniaci, sono sempre un gruppetto di ragazzi (da qui teenager), il secondo è invece la location che il più delle volte è un’apparentemente innocua abitazione situata o in graziose province americane middle class, oppure in sperdute campagne lontane dalla civiltà. Seppur nato in un’epoca diversa rispetto a quella in cui il filone ha avuto la sua massima esposizione, il film che anticipa la funzione della casa nel teen horror è lo storico Psyco (Psycho/1960) di Alfred Hitchcock. Con Norman Bates e con la minacciosa abitazione in stile gotico sita sulla collina sopra al motel, nasce quello che può essere propriamente definito come “terrore domestico”, scaturito dalla solitudine, dal progresso (Norman afferma che è per via della costruzione dell’autostrada se il Bates Motel è vuoto), e dalla follia di una madre autoritaria. Con l’arrivo dei vari Freddy, Michael e Jason, la figura della casa pur sempre presente in questi film, tende a ricoprire un ruolo minore, anche se in due distinte occasione torna ad essere la protagonista, tanto come nocciolo della storia, che come titolo del film stesso. Opere come L’ultima casa a sinistra (The Last House on the Left/1972) di Wes Craven e Non aprite quella porta (The Texas Chain Saw Massacre/1974) di Tobe Hooper, riflettono, seppur per cause differenti, proprio l’intensificarsi della pazzia all’interno delle mura domestiche, che per l’occasione vengono adornate da ossa penzolanti e cadaveri putrefatti. Il più tardivo Hellraiser – Non ci sono limiti (Clive Barker’s Hellraiser/1987) di Clive Barker, serve invece a sottolineare l’utilità della casa come oggetto del male e prigione di esso. Qui viene sottolineata la natura maligna dello spazio domestico, tanto che il concetto di abitazione assume tre differenti forme e un’altrettanta triplice valenza. La prima è quella della “scatola” che altro non è se non la prigione/casa di Pinhead e degli altri Cenobiti; c’è poi la “dimensione infernale” dove i corpi vengono torturati (questa però troverà più spazio nel sequel), ed infine la "villetta sperduta" dove avvengono le sanguinose gesta di Julia e Frank.

Giacomo Sabelli

 

Joomla Templates and Joomla Extensions by ZooTemplate.Com