La 'Casa' nel Cinema Horror: La casa di provincia del teen-horror anni ’70-‘80
- Creato Venerdì, 10 Febbraio 2012 23:42
- Pubblicato Lunedì, 13 Febbraio 2012 01:02
- Scritto da Rita Guitto
« Le case non uccidono le persone, le persone uccidono le persone »

Un horror non è tale se non fa si che un autentico sentimento di oppressione si impossessi dello spettatore scatenando, in questo modo, ansia e terrore. E cosa meglio di una vecchia e malandata casa - piena di scricchiolii e porte serrate che non si aprono mai soprattutto nel momento in cui più se ne ha bisogno – può essere l’artefice di tali, terribili emozioni? Eppure anche le apparentemente tranquille case della provincia americana possono nascondere dei terribili segreti: è questo il caso delle dimore dei teen-horror anni ’70-’80 che possono svolgere una duplice funzione, possono infatti fungere da rifugio o da trappola, e sono usate soprattutto come metafore del sentimento di costrizione sociale tipicamente adolescenziale dei protagonisti di questo genere di film che ha come particolarità proprio quella di essere ambientato in un universo giovanile (da qui l’appellativo “teen movie”).
Le vite di questi giovani protagonisti si svolgono per lo più nell’intimità della loro camera e nella casa che abitano, insieme a figure genitoriali poco presenti e affettivamente avare. In poche parole “la casa”, insieme al teenager di turno che la abita, non si limita ad essere semplicemente un edificio con quattro mura qualunque dove la trama va avanti da sé, ma diventa protagonista, un personaggio come gli altri, senza il quale la storia sarebbe incompleta. La casa, in questo genere di film, di solito è sempre medio-borghese e situata in una ridente provincia americana. Soprattutto tra i vicini c’è sempre qualcuno che ne conosce gli oscuri segreti o che almeno sospetta che qualcosa non vada per il verso giusto.
È’ il caso del film del 1972 di Wes Craven “L’ultima Casa a Sinistra” uno dei più controversi del regista: la pellicola è ambientata in una serenissima cittadina americana dove una ragazzina di 17 anni festeggia il suo compleanno con una sua amica. Durante la loro uscita le due incontrano un tranquillo ragazzo che le convince ad andare a casa sua per fumare della marijuana, ma in realtà le due si ritrovano intrappolate in quella casa dal padre del ragazzo che non è altro che uno psicopatico criminale che le tortura e le violenta ripetutamente.

Questo terribile personaggio ha dato poi le basi a Craven per uno dei suoi migliori cattivi: Freddy Krueger! E la dimora di quest’ultimo è tra le più celebri del cinema horror: la famosa casa di Elm Street nella provincia americana di Springwood, emblema dei teen horror di quegli anni che ha segnato diverse generazioni anche grazie ai sequel che si sono prolungati fino ai primi anni ’90. Nel primo film della saga, “Nightmare on Elm Street” del 1984, la protagonista Nancy può considerarsi come una dei prototipi del genere, dato che è la prima di tutta la saga ad abitare in quella casa (che sarà sempre la stessa in ogni film) . I protagonisti delle successive pellicole rivivranno più o meno le sue stesse esperienze: la sua storia per gli abitanti di Elm Street è solo una leggenda metropolitana che diventerà, poi, autentica realtà. In “Nightmare VI: La fine” , ritroveremo la stessa casa, stavolta diroccata e abbandonata ma non meno malvagia, anzi: il suo aspetto è reso ancora più lugubre e minaccioso dall’aspetto fatiscente dell’edificio distrutto dal tempo che passa.
Tra l’altro, guardando attentamente il primo film della saga, ci accorgiamo che Wes Craven ha voluto rendere omaggio ad un altra famosissima pellicola dello stesso filone: possiamo notare infatti che Nancy, per non addormentarsi e cadere vittima del malvagio Freddy, sta guardando un film nella sua camera e che questo è “La Casa” diretto da Sam Raimi nel 1981.
In questa pellicola “la casa” è proprio la protagonista della storia, tanto da dare il nome al film, almeno nella versione italiana. A causa del bassissimo budget con cui è stato girato, il film si avvale di effetti speciali artigianali, ma pur sempre apprezzati, e anche le location sono molto poco sfarzose; la casa protagonista del film, non è che uno chalet di montagna già esistente e abbandonato e gli interni, come la cantina e la botola che porta al seminterrato, provengono dalle abitazioni reali del regista e dei suoi collaboratori. Cinque ragazzi decidono di passare in week-end in una baita di montagna e nonostante le brutte condizioni di quest’ultima non si lasciano abbattere e si stabiliscono nella casa senza problemi. Già dalle prime ore dall’inizio del loro soggiorno, però, scoprono una cantina dove sono conservati i risultati di alcune ricerche del vecchio inquilino, un archeologo, che ha inciso su un nastro una formula capace di invocare i demoni. I protagonisti, spinti dalla loro curiosità, l’ascoltano e da quel momento in poi la casa diventa una vera e propria prigione di morte e terrore.
Tante altre sono le case famose dei teen horror di quegli anni, da quella di Mike Myers di “Halloween” di John Carpenter del 1979, a quella di Jason Voorhees di “Venerdì 13” che più che una casa è una residenza estiva in un campeggio di vacanza, passando per l’infestata casa di “Amityville Horror” dove più di una famiglia viene massacrata. Ma maggiore attenzione merita il film di Tobe Hooper del 1974 “Non Aprite Quella Porta”: un’icona del genere. La storia si svolge tra la diroccata casa di Leatherface, lontana e sperduta nel deserto, e il mattatoio dove una volta lavorava, metafora di un Texas fatto di animali da macello ed esseri umani destinati alla stessa sorte. La sua casa è arredata con resti umani ed è il nido di una famiglia del tutto malata e deviata. La casa era realmente abitata da una famiglia che durante le riprese del film si spostò in un’altra ala dell’edificio mentre gli interni e in particolare gli arredi del salotto furono ricreati a somiglianza del vero salotto di Ed Gein, un maniaco cannibale realmente esistito a cui il film s’ispira. È dunque chiaro come i teen horror movie degli anni ’70-’80 sarebbero stati, in alcuni casi, ben poca cosa se i killer, i mostri e i maniaci protagonisti di queste pellicole non avessero avuto come location queste inquietanti case che li hanno aiutati ad entrare nell’immaginario collettivo di intere generazioni.
Rita Guitto






