La 'Casa' nel cinema horror: La Casa "organica"

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EVIL DEAD - LA CASA

Locandina

Cinque ragazzi, Ash (Bruce Campbell), Scott (Hal Delrich), Cheryl (Ellen Sandweiss), Linda (Betsy Baker) e Sally (Sarah York), decidono di passare un week-end in un piccolo chalet sperduto, immerso nel bosco. e circondato da una strana atmosfera, tesa e carica di mistero. Vincendo un iniziale timore, causato proprio dal mistero che circonda l’edificio, e affidandosi alla loro sicura razionalità, il gruppo varca la soglia della casa preparandosi per la notte che intanto si avvicina. I due uomini del gruppo, Scott e Ash, quasi per gioco, vengono spinti a esplorare la cantina della casa. Qui scoprono un libro di magia, il Necronomicon (il libro dei morti che permette di evocare le anime dei dannati) e un registratore su cui è incisa la voce di un archeologo esperto di cabala sumerica che racconta la sua terrificante storia e recita una formula “magica”. Le misteriose parole svegliano spaventose forze malefiche. E’ l’inizio di una notte da incubo in cui il Male si accanirà contro questi poveri ragazzi. Antichi spiriti poco raccomandabili si risvegliano da un lungo sonno e rendono la vacanza del gruppo di amici veramente indimenticabile. L'esordio alla regia di Sam Raimi, datato 1981, lascia ancora oggi a bocca aperta; il regista, in compagnia dei suoi amici/colleghi Bruce Campbell (protagonista) e Robert Tapert (produttore), riesce a realizzare un'idea che aveva in testa da diversi anni, e che aveva già sviluppato (almeno in parte) nel precedente cortometraggio Within the woods (1978). Al momento della proiezione nelle sale molti spettatori chiesero che venisse riaccesa qualche luce per riuscire a reggere la visione fino alla fine. Girato da un gruppo di amici e da un geniale regista visionario La Casa (Evil Dead) è stato prodotto lontano dai circuiti classici e probabilmente fu proprio questo a renderlo così diverso dai tanti film horror che venivano realizzati in quel periodo.

La casetta

Il film potè contare su un budget molto ridotto (si parla di circa 375.000 $), tanto che il regista e il resto della troupe furono costretti a lavorare solo durante il week-end o quando riuscivano a ritagliare un po’ di tempo. Doveva trattarsi di un semplice horror, data anche l’esiguità della trama, pensato principalmente per quel pubblico di ragazzi che affollava, in quel periodo, cinema e drive-in: un’opera commerciale che doveva rappresentare, per il suo autore, il trampolino di lancio per il mondo del “grande” cinema, e una sua personale rivisitazione degli horror che lo stesso Raimi, nella sua adolescenza, aveva più volte visto proprio nelle proiezioni notturne dei drive-in. Probabilmente fu proprio per questa serie di circostanze e “difficoltà” che Raimi decise di puntare tutto su alcune idee geniali che divennero poi dei “must” per il genere stesso. Il primo, e forse il più evidente, di questi elementi innovativi è l’ironia di fondo che troviamo in tutto il film; in molte scene cruente è, infatti, difficile trattenere una sommessa risatina. E' questa la "cifra" stilistica che caratterizza la pellicola: la tensione e la paura vengono esorcizzati attraverso la loro esagerazione grottesca. La caratteristica che, invece, ha contribuito a rendere il film un cult unico è probabilmente l’uso della shaky-cam, pensata e messa in opera da Raimi stesso, che prevedeva il montaggio di una macchina da presa su un supporto mobile efficace nel rendere un certo effetto tremolante. Non una vera e propria steadycam (che per un budget così ridotto sarebbe stata una spesa eccessiva), ma un mezzo simile utile ad aggiungere tensione e movimento all’azione, a rendere “viva” la casa o almeno la sua essenza maligna.

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Grazie all’uso della shaky-cam Raimi riprende gli inseguimenti delle entità malvage in soggettiva, trasportando lo spettatore dentro le sue paure più grandi.

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La tensione che accompagna l’intera pellicola è accentuata poi dal sapiente uso del montaggio che in alcuni momenti dilata l’ansia a dismisura inserendo dettagli di oggetti di scena (inutili ai fini della storia) e primissimi piani dei protagonisti mentre dove previsto rafforza e rende l’effetto sorpresa, l’effetto shock. Gli altri elementi caratterizzanti e fondamentali alla resa finale del film sono sicuramente una serie di effetti speciali quasi “casalinghi” che riescono, però, a rendere memorabili alcune sequenze splatter, una fotografia molto accesa che accentua inverosimilmente i colori (su cui spicca il rosso, ovviamente) e una cura per il make-up, di cui si occupò Tom Sullivan, che non ha nulla da invidiare a film con alti budget . Il creatore degli effetti speciali ottici è Bart Pierce che, basandosi su solide conoscenze tecniche ha proposto a Raimi idee “folli” ma molto efficaci e utili allo scopo del film: terrorizzare. Pierce, per esempio, integra nel film l’animazione fotogramma per fotogramma, utilizzata fino a quel momento quasi esclusivamente per i cartoni animati, e realizza in questo modo la scena finale della pellicola quando si vedono morti viventi che esplodono o si strappano dal viso brandelli di carne con le loro stesse mani.

mostra mostro

Anche il cast contribuisce a trasformare un film quasi amatoriale in un piccolo capolavoro del genere; su tutti spicca il giovane, e praticamente sconosciuto, Bruce Campbell che a partire da questo film lega per sempre il suo volto a quello di Ash Williams, personaggio che poi interpreterà anche nei due seguiti. La sua interpretazione si modella perfettamente a quello che è il tono dominante del film; in alcuni casi le sue buffe espressioni aiutano a smorzare la crudezza delle immagini mentre in altri il suo volto si trasforma in una maschera di paura profonda.

Bruce

Ma la vera protagonista del film è senza alcun dubbio la casa stessa, che è l’origine del male e allo stesso tempo la sua gabbia, in essa si nascondono i segreti per riportare in vita entità malefiche e allo stesso tempo le sue mura tengono il Male intrappolato. La casa vive di vita propria tanto che le sue tubature sanguinano e le cose al suo interno si muovono da sole. Il luogo che rappresenta da sempre la protezione e la salvezza in cui è possibile costruire una famiglia, il luogo dell’amore, in questo film è al contrario la sede della tensione, dell’ansia e della paura più intima. L’orrore è causato proprio dalla casa stessa e per questo è ancora più angosciante e universale.

chalet

Per comprendere al meglio quanto il film abbia sconvolto il pubblico e quanto il concetto di casa sia stato stravolto è utile ricordare la vicenda di un certo William Fairwood di Bridge Falls, nello Utah, che dopo l’uscita del film decise di distruggere il suo chalet nella foresta perché troppo simile a quello che si vede nel film e aveva timore che potesse trovare una cantina nascosta. Contro ogni possibile previsione La Casa fu un successo planetario assolutamente insperato; a Cannes la pellicola attirò e sgomentò schiere di fans, vinse molti premi in festival specializzati (tra cui il Festival Fantastique de Paris e il Festival di Sitges in Spagna) e Raimi fu eletto a maestro del genere.

Insomma il film dopo trenta anni continua a conquistare fan e pubblico, può essere considerato senza alcun dubbio uno dei film più riusciti del genere e il segreto della sua durata nel tempo è da ricercarsi, probabilmente, proprio nell’originalità della messa in scena e il suo particolare spirito. Creato con mezzi di fortuna e pochi soldi La Casa riesce ancora a stimolare le stesse emozioni che hanno inchiodato alla poltrona milioni di persone in tutto il mondo, nonostante il progresso tecnologico ottenuto nel campo degli effetti speciali e visivi. Profetiche le parole dello stesso Raimi che al momento dell’uscita del film dichiarava: “Spaventare gli spettatori convincendoli che i loro peggiori incubi possano prendere vita e diventare reali è una delle principali ragioni di essere del film. Spero che queste immagini li ossessioneranno ancora a lungo dopo la visione del film…”.

Mai parole furono più esatte.

Angelo Tarquini

 

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