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![]() La fantascienza rappresenta, sia nella sua forma letteraria che in quella ‘di celluloide’, un importante sguardo sulle domande che l’uomo si è posto e continua a porsi nei confronti di un’esistenza cangiante e criptica. L’obiettivo cardine di questa rubrica bisettimanale, il cui titolo rende omaggio allo splendido libro di William Gibson, “Neuromancer”, sarà quello di prendere in considerazione alcuni film di questo genere e tentare di comprendere quanto possono raccontarci sul mondo in cui viviamo, sulle fobie e sulle speranze di una contemporaneità sospesa tra mille variabili. Senza dimenticare, ovviamente, di soffermarsi con sguardo sognante sui mille mondi di volta in volta tratteggiati dal cinema di fantascienza, che possiedono da sempre il fascino e la bellezza dei sogni (e degli incubi) più arditi. Raggruppati secondo unità tematiche, vi proporremo una serie di film che si spera costituiranno nel loro insieme una piccola bussola per orientarsi alla comprensione della realtà che ci circonda. CHAPTER ONE Dentro la matrice: menti alla deriva
CHAPTER TWO
Ai confini del mondo (se Barbie scoprisse di abitare in una casa per bambole)
Facciamo un tuffo nel passato. Anni ’50. L’America corre sfrenata verso il nuovo miraggio consumistico: macchine sfavillanti, case perfette, mogli ubbidienti, elettrodomestici onnipotenti. E’l’inizio della pop art e la nascita di un nuovo modello di società. Mentre la televisione ci racconta questo mondo di lussi e perfezione, sullo sfondo il senatore Joseph McCarthy scatena la caccia ai comunisti, intermezzo di quella guerra fredda che culminerà nella crisi dei missili a Cuba, nel 1962. Il terrore diffuso di un olocausto nucleare e l’incubo paranoico di essere accerchiati dai nemici fanno dei mitici happy days un periodo tutt’altro che indimenticabile. Daniel F. Galouye, Philip K. Dick e molti altri autori incamerano questo clima da incubo e lo traducono in letteratura di fantascienza, dipingendo un mondo in cui l’umanità appare quasi sempre o stremata da una tragedia atomica o vittima di sofisticati inganni che fanno apparire la realtà per quello che non è. I romanzi “La penultima verità” e “Tempo fuori luogo” di P.K. Dick sono a tal proposito indicativi. Alla fine del nuovo millennio, ridestate dalle incredibili potenzialità del mondo dell’intrattenimento (capace di dar vita anche ai dinosauri), il terrore di un mondo finto, di un “set perenne” in cui siamo tutti coinvolti si riaffaccia, e, prendendo spunto da romanzi di quasi mezzo secolo prima, si adegua ai tempi…Film trattati: “The Truman Show”, “Pleasantville”, “Dark City”, “The Village” e “The Island”.INTERMEZZO primo
Le mille porte di un universo
chiamato Star Wars
Cosa si potrebbe scrivere su
“Star Wars” che non sia stato già detto da giornalisti, critici, libri
sull’argomento, schiere accanite di fan? Probabilmente tutto e probabilmente nulla.
Perché la doppia trilogia di George Lucas è così immensa nella sua portata
filosofica, immaginativa, fantascientifica, epica, cronologica, da offrire
infiniti spunti a seconda dell’angolazione da cui la si osserva, a seconda
dello spirito e degli occhi di chi ne fa esperienza. Così, abbiamo pensato di
raccontarvi questi sei fondamentali film da altrettanti punti di vista, ognuno
appartenente a un redattore diverso e al suo arbitrario sentire. Nella speranza
che vogliate farci compagnia in questo appassionante viaggio oltre le stelle
del conoscibile, verso i lidi della fantasia, ripercorrendo più di quarant’anni
di storia del cinema, “vi invito a osservare che i segnali allacciare le
cinture e non fumare sono accesi. Appoggiatevi allo schienale, e buon volo!”
Entrate pure dalla porta che
preferite...
CHAPTER THREE
Vita artificiale: uomini allo specchio
Grazie alle scoperte scientifiche degli ultimi cento anni, il confine immaginativo dell’essere umano, di cui si fa portavoce la fantascienza, si è spostato dalla limitatezza dei primi, fantastici viaggi sulla luna o al centro della terra, verso l’indefinitezza di possibilità talvolta difficili anche solo da concepire. Hanno fatto la loro comparsa discorsi sullo spazio-tempo, sull’espansione dell’universo, sull’esistenza di realtà parallele… e se da una parte lo sguardo umano si allontanava dalla terra grazie a telescopi sempre più potenti, dall’altra andava alla scoperta di un mondo microscopico, popolato da atomi, molecole, quark, neutrini. Nel bel mezzo di questo tira e molla tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, ci si è interrogati sulla natura dell’essere umano, sul funzionamento del suo cervello, sulla possibilità di ‘replicarlo’, prima ancora che con la genetica, con microchip e silicio. A partire dalle teorie degli anni ’50 sulle intelligenze artificiali, l’ ‘uomo di latta’ si è affermato nell’immaginario collettivo come entità dotata di una sua ideale coscienza autonoma. Parallelamente all’interrogativo ‘cosa accadrebbe se una macchina (malvagia) arrivasse ad eguagliare l’intelligenza umana?’ cominciò ad affermarsene un altro: ‘se un giorno un androide raggiungesse una condizione di perfezione tale da non essere più riconoscibile, cosa accadrebbe?’ E’ proprio ciò che cercheremo di scoprire attraverso i seguenti quattro film: “Blade Runner”, “Ghost in the shell”, “L’uomo bicentenario”, “A.I.”.INTERMEZZO secondo
Ma i Terminator sognano pecore
elettriche? Viaggio allucinante tra circuiti organici
![]() La saga fantascientifica a cui James
Cameron ha dato il via nel CHAPTER FIVE
La fine del mondo, dal vangelo
secondo R. Emmerich
"Il settimo
angelo versò la sua coppa nell'aria; e dal tempio, dalla parte del trono, uscì
una voce potente che diceva: «È cosa fatta!». Ne seguirono folgori, voci e
tuoni e un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l'uguale da quando gli
uomini vivono sulla terra. La grande città si squarciò in tre parti e
crollarono le città delle nazioni. [...] Ogni isola scomparve e i monti si
dileguarono. Enormi chicchi di grandine,
pesanti come talenti, caddero dal cielo sopra gli uomini [...]".
All'interno
della produzione cinematografica di Roland Emmerich, da sempre orientata verso
la fantascienza, possiamo ormai inequivocabilmente rintracciare un filone
catastrofista. Partendo da "1997 - Il principio dell'arca di Noè", proseguendo
con "Indipendence Day" e "The day after tomorrow", fino al recentissimo "2012", il regista tedesco fa
uso delle sconfinate risorse di Hollywood per inscenare con straordinaria visionarietà
la fine del mondo. Tuttavia, dietro la scintillante patina dei suoi
costosissimi blockbuster, lontano da alieni, terremoti e inondazioni, sembra che
Emmerich voglia parlarci di una minaccia rinchiusa nell'animo umano e legata,
sin dagli albori dell'umanità, a una viscerale paura...
CHAPTER SIX
Ipotizzando cosa segue il Ragnarök: viaggio nel cinema post-apocalittico
L’evoluzione tecnologica che ha segnato l’Ottocento ha conosciuto, con l’avvento delle due guerre mondiali e dei conflitti ad esse seguiti, le conseguenze di un uso sconsiderato della scienza, consegnando all’umanità l’incubo di bombe atomiche, armi chimiche, missili teleguidati e molto altro. Dopo essere passata attraverso l’incubatrice della letteratura di fantascienza, la rappresentazione di un ipotetico olocausto ha conosciuto attraverso le potenzialità immaginifiche del cinema la sua massima forma di rappresentazione. Più che mostrare l’evento catastrofico in sé e per sé, la sci-fiction ha mostrato nel corso degli anni un particolare interesse a confrontarsi con l’ambientazione post-apocalittica, particolarmente adatta a rappresentare la novecentesca immagine di un’umanità senza più punti di riferimento, persa nel proprio stordito vagabondaggio esistenziale e priva dell’energia sufficiente a rialzarsi da un’annichilente stasi. In questo sesto capitolo tenteremo di approcciarci a questo immaginario filmico attraverso tre, inconsuete, sezioni tematiche:
- L’apocalisse dentro: 28 giorni dopo (2002), Children of men (2006), The happening (2008), The road (2009).
- Nelle lande desolate dei B-movie: A boy and his dog (1975), Radioactive Dreams (1985), The quiet earth (1985), Steel frontier (1995).
- La fine del mondo dopo il cinema, l’animazione: Conan, Ken Shiro, Kyashan, Animatrix: the second renaissance, Wall-e.
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A partire dalla seconda metà degli anni ’90, dopo che la potenza delle reti informatiche e della tecnologia digitale era stata già ampiamente sperimentata, dalla fantascienza scompaiono i fumosi e rutilanti scenari urbani che avevano caratterizzato l’incubo cyberpunk del decennio precedente e l’azione si sposta in un altro luogo, decisamente più inquietante: la mente umana. Con grande anticipo sui tempi, la generazione dei mass media, dei personal computer e dei videogames comincia a interrogarsi sugli esiti di un uso sconsiderato delle tecniche di riproduzione virtuale, potenzialmente capaci, nella loro proiezione più pessimistica, di rendere prigioniera la mente, privando l’uomo del suo consolidato contatto corporeo con la realtà e ingannando i suoi sensi. Questo timore ha investito l’immaginario collettivo e ha generato, nella seconda metà degli anni ’90, un microcosmo di pellicole vicinissime tra loro che, pur presentando la trattazione del medesimo tema, ne affrontano in modo diverso la molteplicità di aspetti. “Nirvana” (1997), “Il tredicesimo piano” (1999), “Matrix” (1999) ed “ExistenZ” (1999) possono essere assunti a campione significativo di questo specifico periodo.
Facciamo un tuffo nel passato. Anni ’50. L’America corre sfrenata verso il nuovo miraggio consumistico: macchine sfavillanti, case perfette, mogli ubbidienti, elettrodomestici onnipotenti. E’l’inizio della pop art e la nascita di un nuovo modello di società. Mentre la televisione ci racconta questo mondo di lussi e perfezione, sullo sfondo il senatore Joseph McCarthy scatena la caccia ai comunisti, intermezzo di quella guerra fredda che culminerà nella crisi dei missili a Cuba, nel 1962. Il terrore diffuso di un olocausto nucleare e l’incubo paranoico di essere accerchiati dai nemici fanno dei mitici happy days un periodo tutt’altro che indimenticabile. Daniel F. Galouye, Philip K. Dick e molti altri autori incamerano questo clima da incubo e lo traducono in letteratura di fantascienza, dipingendo un mondo in cui l’umanità appare quasi sempre o stremata da una tragedia atomica o vittima di sofisticati inganni che fanno apparire la realtà per quello che non è. I romanzi “La penultima verità” e “Tempo fuori luogo” di P.K. Dick sono a tal proposito indicativi. Alla fine del nuovo millennio, ridestate dalle incredibili potenzialità del mondo dell’intrattenimento (capace di dar vita anche ai dinosauri), il terrore di un mondo finto, di un “set perenne” in cui siamo tutti coinvolti si riaffaccia, e, prendendo spunto da romanzi di quasi mezzo secolo prima, si adegua ai tempi…Film trattati: “The Truman Show”, “Pleasantville”, “Dark City”, “The Village” e “The Island”.
Grazie alle scoperte scientifiche degli ultimi cento anni, il confine immaginativo dell’essere umano, di cui si fa portavoce la fantascienza, si è spostato dalla limitatezza dei primi, fantastici viaggi sulla luna o al centro della terra, verso l’indefinitezza di possibilità talvolta difficili anche solo da concepire. Hanno fatto la loro comparsa discorsi sullo spazio-tempo, sull’espansione dell’universo, sull’esistenza di realtà parallele… e se da una parte lo sguardo umano si allontanava dalla terra grazie a telescopi sempre più potenti, dall’altra andava alla scoperta di un mondo microscopico, popolato da atomi, molecole, quark, neutrini. Nel bel mezzo di questo tira e molla tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, ci si è interrogati sulla natura dell’essere umano, sul funzionamento del suo cervello, sulla possibilità di ‘replicarlo’, prima ancora che con la genetica, con microchip e silicio. A partire dalle teorie degli anni ’50 sulle intelligenze artificiali, l’ ‘uomo di latta’ si è affermato nell’immaginario collettivo come entità dotata di una sua ideale coscienza autonoma. Parallelamente all’interrogativo ‘cosa accadrebbe se una macchina (malvagia) arrivasse ad eguagliare l’intelligenza umana?’ cominciò ad affermarsene un altro: ‘se un giorno un androide raggiungesse una condizione di perfezione tale da non essere più riconoscibile, cosa accadrebbe?’ E’ proprio ciò che cercheremo di scoprire attraverso i seguenti quattro film: “Blade Runner”, “Ghost in the shell”, “L’uomo bicentenario”, “A.I.”.

