Mr. Nobody - Jaco Van Dormael
- Categoria: Neuromante
- Creato Domenica, 04 Dicembre 2011 02:00
- Pubblicato Domenica, 04 Dicembre 2011 02:00
- Scritto da Francesco Bonerba
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Ogni strada è possibile
Costato circa 50 milioni di dollari, coprodotto da Canada, Belgio, Francia e Germania, presentato in anteprima mondiale nel 2009 alla 66° edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, ad oggi Mr. Nobody ha avuto una distribuzione pressoché inesistente, uscendo in sala in non più di una decina di paesi in tutto il mondo (1). È un’autentica sfortuna, dunque, che solo il pubblico della Mostra di Venezia dello scorso anno abbia avuto modo di vedere in Italia quella che può essere considerata la summa, nonché il momento di massima elevazione, di gran parte della produzione cinematografica che ha come tematica centrale le possibilità del destino.
Mr. Nobody, infatti, scritto e diretto da Jaco Van Dormael, si spinge oltre film come Sliding Doors e Lola corre, invadendo i territori della fantascienza, percorrendo le vie della riflessione meta-testuale e perdendosi dolcemente in una struttura labirintica che assume i contorni confusi, sbiaditi, familiari eppure così insoliti, di un sogno in cui ci è data la possibilità di osservare l’oscuro territorio che giace al di là delle nostre scelte. Pensare di trovare immediatamente una logica alla mole di immagini, percorsi e parole che Van Dormael imbastisce è impossibile; Mr. Nobody non è, difatti, un film che può e vuol essere esplicato. È un film fatto di fugaci impressioni, bizzarri bivi, estatici momenti, che si pone l’unico obiettivo di raccontare il tempo, i rimpianti, i sogni, i desideri, i vicoli ciechi, le passioni immortali della vita di ognuno di noi; dall’intrinseca impossibilità di raccontare qualcosa di così grande, deriva la complessa, forse inestricabile strutturazione narrativa, un prezioso manufatto che gioca con la propria inintelligibilità, divertendosi a sedurre uno spettatore che ha modo di ritrovarvi il medesimo disordine dell’esistenza umana. Per far tutto ciò, Van Dormael fa ricorso a un esercito di metafore e suggestioni ora visive ora testuali ora musicali, impastando un’opera la cui grandezza non è stata ancora scoperta e apprezzata appieno.
L’intero film ruota attorno a una scena madre, ambientata in una stazione ferroviaria: il piccolo Nemo, vicino ai genitori appena separatisi, è costretto a scegliere se andar a vivere con la madre a New York o restare con il padre nella cittadina dove è nato. Da questa sua scelta dipenderanno i suoi possibili futuri. Futuri (se ne contano una decina, tra reali, presunti reali e fittizi) che Van Dormael ci mostra, con il fare voyeuristico di un bambino curioso che ha modo di scoprire le infinite variabili di una sola, determinante scelta. Oltre a focalizzare la sua attenzione sulle possibilità (il classico What if?), Van Dormael si sofferma sulla difficoltà di scegliere, compiendo un’elaborata operazione metalinguistica che, oltre a parlare di sé e del proprio lavoro creativo (gli sono occorsi circa sette anni per completare la sceneggiatura del film), si interroga sui processi di selezione tipici del racconto, sia esso visivo o scritto: cosa dire di un personaggio? Cosa mostrare? Cos’è utile e cosa non lo è? Qual è il modo migliore per parlare di quella cosa? Dove collocare la macchina da presa? Mr. Nobody, nonostante la precisione maniacale con cui è costruito, mira propria a restituire la sensazione che ogni strada sia, non solo possibile, ma giusta e degna di essere raccontata. Van Dormael utilizza il linguaggio del cinema per giocare con questa materia magmatica, tornare indietro nel tempo, dissolvere personaggi l’uno nell’altro, immaginare e intrecciare vite, compiere ardite associazioni, mescolare sogno e realtà non dichiarando mai i confini dei due mondi (cosa che accade ben di rado nel cinema mainstream). Il fascino dell’imprevedibile, dunque, domina questo film; tutto può accadere, niente è certo. Eccetto una cosa: la potenza visionaria delle immagini create da Van Dormael che, assieme a un groviglio di archetipi capace di suggestionare chiunque si sia mai interrogato sulla propria esistenza, scagliano verso lo spettatore continue impressioni sensoriali ed emotive. Alla fine del film, ciò che resta sono delle forme confuse ma bellissime, come tessere di maiolica mischiate su un tavolo: un salto in piscina; delle bici che ruotano nello spazio; i binari della ferrovia; due ragazzini sotto le lenzuola; una macchina che brucia, e via dicendo. Ogni immagine ha una sua connotazione, determinata dal colore (il rosso e l’azzurro, sopra tutti), da un encomiabile lavoro sulla messa a fuoco, modificata a seconda delle scene e dei personaggi, e dalle musiche, che spaziano dall’ampiezza della Casta Diva all’intimismo di Erik Satie, passando per i Pixies, gli Chordettes e Nena. Senza dimenticare più di un tocco virtuosistico nella regia, come l’attraversamento di uno specchio o un carrello effettuato con un’inclinazione di 90°.

Van Dormael mette dunque a disposizione una tavolozza di immagini e sensazioni, articolate in una narrazione che, pur muovendosi verso un finale rassicurante, lascia allo spettatore l’inestimabile libertà di muoversi nel proprio labirinto come meglio crede; ognuno scelga il Nemo che preferisce, la storia che più sente vibrare nelle proprie corde emotive. A garantire il processo di simpatia/empatia con i protagonisti, un cast di attori ben amalgamato, nel quale troviamo un sorprendente e poliedrico Jared Leto, Diane Kruger, Rhyf Ifans, Sarah Polley, Linh-Dan Pham e i due giovani ma promettenti Toby Regbo e Juno Temple. È su di loro, le versioni quindicenni dei due protagonisti, che Van Dormael concentra la maggior parte delle sue forze, in termini sia di tempo complessivo all’interno della durata del film sia di caratterizzazione psicologica. Lo sguardo con cui viene osservata la vita in Mr. Nobody è difatti quello lucido, sofferente, inconsapevole e creativo dell’adolescenza, un limbo in cui, sembra volerci dire l’autore, tutto è ancora in potenza, i sogni, gli amori, la vita e la morte.
Evitando qualsiasi facile coerenza, depistando le consuetudini logiche delle sceneggiature, Van Dormael confeziona un’opera barocca, che non ha paura di osare e che va fruita senza pensare, lasciandosi trascinare dal fluire delle immagini, dalle sferzate emotive, dalle suggestioni e dai richiami, al fine di perderci e ritrovarci in quel gran calderone ribollente ed effimero che è la vita di ogni giorno.
Francesco Bonerba
¹ Consultare http://www.imdb.com/title/tt0485947/releaseinfo






