Capitoli tematici NEUROMANTE
- Categoria: Neuromante
- Creato Venerdì, 04 Luglio 2008 17:56
- Pubblicato Venerdì, 04 Luglio 2008 17:56
- Scritto da Francesco Bonerba
- Visite: 68
La fantascienza rappresenta, sia nella sua forma letteraria che in quella 'di celluloide', un importante sguardo sulle domande che l'uomo si è posto e continua a porsi nei confronti di un'esistenza cangiante e criptica. L'obiettivo cardine di questa rubrica bisettimanale, il cui titolo rende omaggio allo splendido libro di William Gibson, "Neuromancer", sarà quello di prendere in considerazione alcuni film di questo genere e tentare di comprendere quanto possono raccontarci sul mondo in cui viviamo, sulle fobie e sulle speranze di una contemporaneità sospesa tra mille variabili. Senza dimenticare, ovviamente, di soffermarsi con sguardo sognante sui mille mondi di volta in volta tratteggiati dal cinema di fantascienza, che possiedono da sempre il fascino e la bellezza dei sogni (e degli incubi) più arditi. Raggruppati secondo unità tematiche, vi proporremo una serie di film che si spera costituiranno nel loro insieme una piccola bussola per orientarsi alla comprensione della realtà che ci circonda.
Buona lettura!!
Rubrica a cura di Francesco Bonerba
CHAPTER SEVEN
Lost in space – Perduti nello spazio; narrazioni claustrofobiche ai confini della psiche
Già da 2001 Odissea nello spazio apparve chiaro come il guscio rassicurante in cui la fantascienza dei primordi aveva racchiuso l’esplorazione spaziale possedeva una gigantesca falla. Il meraviglioso e il fantastico che avevano dominato le riviste di sci-fi degli anni trenta, in cui l’immaginazione volava verso altri mondi e misteriose popolazioni aliene, si iniziò a scontrare, partendo dagli anni Sessanta, con l’incubo della solitudine spaziale. Se già il primo episodio di Ai confini della realtà descriveva in modo metaforico ed edulcorato la sensazione di essere soli nel silenzio siderale, le vicissitudini degli astronauti della Discovery pilotata da HAL9000 proiettarono il viaggio spaziale in una dimensione di alienazione, solitudine, malinconia, senso di smarrimento. Da quel momento in poi moltissimi film hanno seguito questa pista utilizzando il contesto dello spazio per sondare le profondità viscerali della psiche umana. Ecco, dunque, una piccola rappresentanza di questo filone, che comprende Solaris, Punto di non ritorno, Sfera, Sunshine, Dante 01, Pandorum e Cargo.
“Il settimo angelo versò la sua coppa nell’aria; e dal tempio, dalla parte del trono, uscì una voce potente che diceva: «È cosa fatta!». Ne seguirono folgori, voci e tuoni e un grande terremoto, di cui non vi era mai stato l’uguale da quando gli uomini vivono sulla terra. La grande città si squarciò in tre parti e crollarono le città delle nazioni. […] Ogni isola scomparve e i monti si dileguarono. Enormi chicchi di grandine, pesanti come talenti, caddero dal cielo sopra gli uomini […]”. All’interno della produzione cinematografica di Roland Emmerich, da sempre orientata verso la fantascienza, possiamo ormai inequivocabilmente rintracciare un filone catastrofista. Partendo da 1997 - Il principio dell'arca di Noé, proseguendo con Indipendence Day e The day after tomorrow, fino al recente 2012, il regista tedesco fa uso delle sconfinate risorse di Hollywood per inscenare con straordinaria visionarietà la fine del mondo. Tuttavia, dietro la scintillante patina dei suoi costosissimi blockbuster, lontano da alieni, terremoti e inondazioni, sembra che Emmerich voglia parlarci di una minaccia rinchiusa nell’animo umano e legata, sin dagli albori dell’umanità, a una viscerale paura…
CHAPTER SIX
Bad Machine - Personalità e aspirazioni di Intelligenze Artificiali fuori controllo
Sin dalla loro massiccia introduzione nella vita quotidiana avvenuta a partire dal XIX° secolo, le macchine, aggregati di materia inanimata capaci di compiere movimenti autosufficienti anche senza l’intervento umano, non hanno mai cessato di intimorire l’essere umano. La fantascienza, cogliendo questa istintiva paura, le ha rese, nel corso del tempo e attraverso la figura primogenita dell’automa, una manifestazione dell’alterità capace, con la propria presenza, di minacciare l’esistenza umana, spingendoci a riflettere su cosa, realmente, ci rende umani. La possibilità di creare una macchina capace di pensare come un uomo ha affascinato centinaia di scrittori di sci-fi, Asimov in testa, penetrando nell’immaginario collettivo e approdando all’inevitabile dubbio: e se la coscienza di questa nuova entità dovesse essere malvagia, cosa succederebbe alla specie umana? Il cinema ha provato a raccontarlo attraverso immagini di rara spettacolarità in film come 2001 Odissea nello Spazio, Colossus – The Forbin Project, Terminator 2 e 3, Matrix Revolutions, I Robot e Moon.
CHAPTER FIVE
What if… (cosa sarebbe successo se… )
A chi non è mai capitato di fermarsi per un istante e pensare a quale risvolto avrebbe assunto la propria vita se, quel giorno, anziché prendere una decisione ne avesse presa un’altra? Se, anziché essere annullato il volo, l’aereo fosse partito? Da decenni la fantascienza si interroga sulla possibilità che esistano universi paralleli al nostro, in cui hanno luogo tutte le ramificazioni nate dalle infinite scelte che ogni giorno il caso ci pone dinanzi. Scelte i cui esiti spesso ci appaiono dolorosamente incomprensibili o che, talvolta, ci portano a pensare all’esistenza di un disegno “karmico” ben preciso che guida le nostre vite. Dinanzi al bivio, permane, comunque e sempre, l’incertezza sul da farsi. Il dubbio sulle conseguenze che quel movimento, operato all’interno della scacchiera, apporterà all’esito della partita. Il cinema ha trasposto visivamente queste riflessioni, dando vita a una serie di pellicole che, pur non essendo propriamente di fantascienza, si interrogano sullo sconcertante potere che anche il piccolo e quotidiano gesto ha di trasformare la nostra intera esistenza. I film trattati saranno i seguenti: La vita è meravigliosa (Frank Capra, 1946), Destino cieco (Krzysztof Kieślowski, 1981), Smoke/No smoking (Alain Resnais, 1993), Sliding doors (Peter Howitt, 1998), Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Michel Gondry, 2004), Mr. Nobody (Jaco Van Dormael, 2009).
CHAPTER FOUR
Ipotizzando cosa segue il Ragnarök: viaggio nel cinema post-apocalittico
L’evoluzione tecnologica che ha segnato l’Ottocento ha conosciuto, con l’avvento delle due guerre mondiali e dei conflitti ad esse seguiti, le conseguenze di un uso sconsiderato della scienza, consegnando all’umanità l’incubo di bombe atomiche, armi chimiche, missili teleguidati e molto altro. Dopo essere passata attraverso l’incubatrice della letteratura di fantascienza, la rappresentazione di un ipotetico olocausto ha conosciuto attraverso le potenzialità immaginifiche del cinema la sua massima forma di rappresentazione. Più che mostrare l’evento catastrofico in sé e per sé, la sci-fiction ha mostrato nel corso degli anni un particolare interesse a confrontarsi con l’ambientazione post-apocalittica, particolarmente adatta a rappresentare la novecentesca immagine di un’umanità senza più punti di riferimento, persa nel proprio stordito vagabondaggio esistenziale e priva dell’energia sufficiente a rialzarsi da un’annichilente stasi. In questo sesto capitolo tenteremo di approcciarci a questo immaginario filmico attraverso due sezioni tematiche:
- L’apocalisse dentro: 28 giorni dopo (2002), Children of men (2006), The happening (2008), The road (2009).
- Nelle lande desolate dei B-movie: A boy and his dog (1975), The quiet earth (1985), Steel frontier (1995).
INTERMEZZO secondo
Ma i Terminator sognano pecore elettriche? Viaggio allucinante tra circuiti organici
La saga fantascientifica a cui James Cameron ha dato il via nel 1984 ha il pregio di fondere in sé tre elementi dal fascino irresistibile, che hanno influenzato considerevolmente la sci-fiction moderna: l’incubo post atomico, i viaggi nel tempo e la riflessione sull’androide nella sua duplice accezione di macchina di morte ed entità cibernetica capace di sentimenti quasi umani. Grazie all’altissima spettacolarità che la quadrilogia ha sempre perseguito, Terminator è uno dei pochi casi nella fantascienza contemporanea in cui tematiche cariche di significato si fondono a una rappresentazione del futuro straordinariamente particolareggiata e suggestiva, il cui sottile legame con il mondo che ci circonda verrà, come sempre, rintracciato attraverso il filtro della sensibilità di diversi redattori.
CHAPTER THREE
Vita artificiale
Grazie alle scoperte scientifiche degli ultimi cento anni, il confine immaginativo dell’essere umano, di cui si fa portavoce la fantascienza, si è spostato dalla limitatezza dei primi, fantastici viaggi sulla luna o al centro della terra, verso l’indefinitezza di possibilità talvolta difficili anche solo da concepire. Hanno fatto la loro comparsa discorsi sullo spazio-tempo, sull’espansione dell’universo, sull’esistenza di realtà parallele… e se da una parte lo sguardo umano si allontanava dalla terra grazie a telescopi sempre più potenti, dall’altra andava alla scoperta di un mondo microscopico, popolato da atomi, molecole, quark, neutrini. Nel bel mezzo di questo tira e molla tra l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo, ci si è interrogati sulla natura dell’essere umano, sul funzionamento del suo cervello, sulla possibilità di ‘replicarlo’, prima ancora che con la genetica, con microchip e silicio. A partire dalle teorie degli anni ’50 sulle intelligenze artificiali, l’ ‘uomo di latta’ si è affermato nell’immaginario collettivo come entità dotata di una sua ideale coscienza autonoma. Parallelamente all’interrogativo ‘cosa accadrebbe se una macchina (malvagia) arrivasse ad eguagliare l’intelligenza umana?’ cominciò ad affermarsene un altro: ‘se un giorno un androide raggiungesse una condizione di perfezione tale da non essere più riconoscibile, cosa accadrebbe?’ E’ proprio ciò che cercheremo di scoprire attraverso i seguenti quattro film: “Blade Runner”, “Ghost in the shell”, “L’uomo bicentenario”, “A.I.”.
INTERMEZZO primo
Le mille porte di un universo chiamato Star Wars
Cosa si potrebbe scrivere su “Star Wars” che non sia stato già detto da giornalisti, critici, libri sull’argomento, schiere accanite di fan? Probabilmente tutto e probabilmente nulla. Perché la doppia trilogia di George Lucas è così immensa nella sua portata filosofica, immaginativa, fantascientifica, epica, cronologica, da offrire infiniti spunti a seconda dell’angolazione da cui la si osserva, a seconda dello spirito e degli occhi di chi ne fa esperienza. Così, abbiamo pensato di raccontarvi questi sei fondamentali film da altrettanti punti di vista, ognuno appartenente a un redattore diverso e al suo arbitrario sentire. Nella speranza che vogliate farci compagnia in questo appassionante viaggio oltre le stelle del conoscibile, verso i lidi della fantasia, ripercorrendo più di quarant’anni di storia del cinema, “vi invito a osservare che i segnali allacciare le cinture e non fumare sono accesi. Appoggiatevi allo schienale, e buon volo!”
Entrate pure dalla porta che preferite...
CHAPTER TWO
Ai confini del mondo (se Barbie scoprisse di abitare in una casa per bambole)
Facciamo un tuffo nel passato. Anni ’50. L’America corre sfrenata verso il nuovo miraggio consumistico: macchine sfavillanti, case perfette, mogli ubbidienti, elettrodomestici onnipotenti. E’l’inizio della pop art e la nascita di un nuovo modello di società. Mentre la televisione ci racconta questo mondo di lussi e perfezione, sullo sfondo il senatore Joseph McCarthy scatena la caccia ai comunisti, intermezzo di quella guerra fredda che culminerà nella crisi dei missili a Cuba, nel 1962. Il terrore diffuso di un olocausto nucleare e l’incubo paranoico di essere accerchiati dai nemici fanno dei mitici happy days un periodo tutt’altro che indimenticabile. Daniel F. Galouye, Philip K. Dick e molti altri autori incamerano questo clima da incubo e lo traducono in letteratura di fantascienza, dipingendo un mondo in cui l’umanità appare o stremata da una tragedia atomica o vittima di sofisticati inganni che fanno apparire la realtà per quello che non è. I romanzi “La penultima verità” e “Tempo fuori luogo” di P.K. Dick sono a tal proposito indicativi. Alla fine del nuovo millennio, ridestate dalle incredibili potenzialità del mondo dell’intrattenimento (capace di dar vita anche ai dinosauri), il terrore di un mondo finto, di un “set perenne” in cui siamo tutti coinvolti si riaffaccia, e, prendendo spunto da romanzi di quasi mezzo scolo prima, si adegua ai tempi…Testimonianze da: “The Truman Show”, “Pleasantville”, “Dark City”, “The Village” e “The Island”.
CHAPTER ONE
Dentro la matrice: menti alla deriva
A partire dalla seconda metà degli anni ’90, dopo che la potenza delle reti informatiche e della tecnologia digitale era stata già ampiamente sperimentata, dalla fantascienza scompaiono i fumosi e rutilanti scenari urbani che avevano caratterizzato l’incubo cyberpunk del decennio precedente e l’azione si sposta in un altro luogo, decisamente più inquietante: la mente umana. Con grande anticipo sui tempi, la generazione dei mass media, dei personal computer e dei videogames comincia a interrogarsi sugli esiti di un uso sconsiderato delle tecniche di riproduzione virtuale, potenzialmente capaci, nella loro proiezione più pessimistica, di rendere prigioniera la mente, privando l’uomo del suo consolidato contatto corporeo con la realtà e ingannando i suoi sensi. Questo timore ha investito l’immaginario collettivo e ha generato, nella seconda metà degli anni ’90, un microcosmo di pellicole vicinissime tra loro che, pur presentando la trattazione del medesimo tema, ne affrontano in modo diverso la molteplicità di aspetti. “Nirvana”, “Il tredicesimo piano”, “Matrix” ed “ExistenZ” possono essere assunti a campione significativo di questo specifico periodo.






