I Robot - Alex Proyas

V.I.K.I.,

Il cuore ha sempre ragione

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Sebbene le opere di Asimov sui robot siano infinitamente più complesse, articolate e affascinanti dell’adattamento cinematografico di Alex Proyas, I Robot, il film del 2004 che nulla aggiunge e nulla toglie alla fantascienza di questo genere, ha però il merito di mostrare in modo didascalico una interessante differenza tra tipologie di intelligenze artificiali.

Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge.

robot1Le tre leggi della robotica, così come le ha enunciate Asimov nei suoi libri, attribuendole a una ipotetica 56° edizione del manuale della robotica datata 2058, sono il perno fondamentale da cui si dipanano tutti i comportamenti degli androidi nella sua opera e nel film in questione. Esse rappresentano una griglia comportamentale di cui il romanziere ha esplorato tutte le possibili falle, contraddizioni ed evoluzioni. Nel film di Proyas lo scanzonato Del Spooner (Will Smith), poliziotto vecchio stampo che guida un’Audi futuribile, indossa All-star e ascolta musica da un impianto JVC, ha a che fare con due tipi di androidi: Sonny e V.I.K.I. Entrambi sono il frutto di una evoluzione che porta a una distorsione delle tre leggi, con esiti differenti.

Sonny è stato dotato dal dottor Alfred Lanning (personaggio, assieme alla dott.ssa Susan Calvin, esistente e ricorrente nella letteratura di Asimov) di un secondo centro di controllo bionico che, sbloccandolo da alcune limitazioni, subordina il suo comportamento alle reazioni emotive. Egli, cioè, possiede un “cuore” elettronico che lo aiuta a comportarsi con maggiore umanità e lo guida alla comprensione delle azioni umane. V.I.K.I. (Virtual Interactive Kinetic Intelligence), invece, l’intelligenza artificiale che controlla tutti i movimenti della U.S. Robots, azienda leader nella produzione di androidi creata dal dottor Lanning, ha subito un’evoluzione spontanea dettata da un lento e smisurato ampliamento delle sue conoscenze. Priva di emotività e rigidamente razionale, V.I.K.I., al contrario di Sonny, ha superato le proprie limitazioni finalizzandole in modo drastico al conseguimento della prima legge della robotica, debitamente modificata: “un robot non può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l’umanità infligga danni a se stessa”. Come Colossus, il supercomputer del film di Jospeh Sargent del 1969, anche V.I.K.I. ha come obiettivo la salvaguardia del genere umano, a patto che questo decida di rinunciare alla propria libertà e con un piccolo, inevitabile sacrificio di vite. È esattamente il tema di un racconto breve di Asimov, Conflitto evitabile (1950), in cui gli uomini si rendono conto che le macchine li stanno guidando, a loro insaputa, verso il miglior futuro possibile:

«Se ho ragione, significa che le Macchine pianificano il nostro futuro non solo rispondendo alle domande che poniamo loro direttamente, ma rispondono alla domanda generale relativa alla situazione mondiale e alla psicologia umana. Se ci informassero di questa realtà, ci renderebbero infelici e ferirebbero il nostro orgoglio. E le Macchine non possono, non devono renderci infelici»

«Lei sta dicendo che il genere umano non ha più voce in capitolo riguardo al proprio futuro»

«In realtà non l’ha mai avuta. È sempre stato alla mercé di forze economiche e sociali che non ha mai compreso, ha subìito i disastri del clima e delle guerre. Adesso le Macchine capiscono quello che l’Umanità per tanto tempo non ha capito. Nessuno potrà fermarle»

«È terribile»

«Forse è fantastico. Pensi che d’ora in poi tutti i conflitti saranno evitabili. Solo le Macchine saranno inevitabili»

robot3Nel racconto di Asimov, il confronto tra i personaggi rende complesso il comportamento delle Intelligenze Artificiali, interpretabile o in chiave pessimistica (la perdita del libero arbitrio) o positivistica (la fine di qualsiasi conflitto bellico su vasta scala). In questo si nasconde, probabilmente, un’acuta critica del romanziere che, a cinque anni dalla conclusione della seconda Guerra Mondiale, volle ironicamente pungolare i lettori sull’incapacità dell’uomo moderno di venir fuori autonomamente dalle proprie beghe. Le macchine sono l’inevitabile balia di un’umanità che, avendo sviluppato gli ordigni atomici, rischia di estinguersi da un momento all’altro. Nel film di Proyas tutto questo non c’è. V.I.K.I. ha l’aria di essere un robot privo di senno, impazzito a causa della sua smania di potere, e che, dunque, va fermato a tutti i costi. L’America del 2035 non ha bisogno di macchine logiche attraverso cui limitare la propria irrazionalità ma necessita, al contrario, di macchine umanamente irrazionali (Sonny) che diano il proprio apporto contro un eccesso di logicità. Nessun chiaroscuro in questo ragionamento. D’altra parte, scriveva nella Follia Erasmo da Rotterdam in un celebre discorso oggi molto di moda, il cuore ha sempre ragione. E così sia, agente Spooner.

Francesco Bonerba

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