1997: Il principio dell'arca di Noè - L'apocalisse di Roland Emmerich
- Categoria: Neuromante
- Creato Mercoledì, 25 Gennaio 2012 19:55
- Pubblicato Mercoledì, 25 Gennaio 2012 19:55
- Scritto da Francesco Bonerba
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Introduzione a Roland Emmerich

Per avere un’idea dell’ambizione e delle capacità di Roland Emmerich, basti pensare che nel 1985, all’età di trent’anni, aveva già raggiunto due fondamentali tappe del suo percorso: la fondazione, con sua sorella, della Centropolis Entertainment, casa di produzione che lo accompagnerà nella creazione di tutti i suoi film, e la regia de Das Arche Noah Prinzip (Il principio dell’arca di Noè), lavoro di tesi con cui Emmerich si laureò all’Istituto per il Cinema e
Il cinema di quest’autore tedesco, si connota per tre elementi fondamentali, già centrali in Das Arche Noah Prinzip e quasi sempre presenti nella sua produzione: la predilezione per il genere fantascientifico, la spettacolarità dell’impianto visivo e l’ampiezza coinvolgente delle tematiche trattate. Profondamente influenzato dalla visione di Star Wars, Emmerich ha saputo sfruttare Hollywood asservendo i poderosi mezzi messi a sua disposizione per dar vita, in modo mai totalmente convenzionale, a storie che nessuno si era mai sognato di raccontare prima.
1997 - Il principio dell'arca di Noè
Lo scienziato Max Marek e il suo collega Billy Hayes, addetti alla gestione della stazione orbitante di ricerca meteorologica Florida Arklab, scoprono che l’esercito statunitense si sta servendo delle parabole della loro stazione per confondere i satelliti nemici attraverso una potente irradiazione termica diretta verso una zona del globo; questa sovraesposizione di onde provoca sul pianeta enormi danni ambientali che le autorità sembrano ignorare. Solo Max e Billy possono fare qualcosa per arrestare l’irradiazione, ma il costo del loro eroismo sarà molto alto…
Le atmosfere claustrofobiche e alienate, costantemente enfatizzate da una pallida fotografia azzurrina; i lenti stacchi di montaggio che orbitano attorno ai protagonisti e alle loro azioni; le ricorrenti inquadrature totali della stazione orbitante immersa nella sua tranquillità siderale. Sono solo alcuni degli elementi che fanno dell’opera prima di Roland Emmerich, Das Arche Noah Prinzip, un riconoscibile omaggio al fascino della fantascienza classica.
L’invisibile cordone ombelicale che lega la stazione orbitante Florida Arklab alla Terra è, al contrario, l’elemento di attualità con cui il regista tedesco si presenta al pubblico. Anziché a bordo di una nave interstellare che veleggia alla volta di oscure profondità siderali, i personaggi del film ci vengono presentati in una centrale geostazionaria di rilevamento meteorologico, che invia al pianeta previsioni meteo ricevendo, a sua volta, notiziari giornalistici sulla crisi orientale. Emmerich pone sin da subito in relazione l’ambiente spaziale e quello terrestre attraverso una struttura narrativa lineare in cui l’asse temporale portante, collocato nel presente e sulla Terra, si collega attraverso morbide sovrapposizioni della voice over a lunghi flashback ambientati sulla stazione orbitante. Oltre ad essere evidenziato da questa componente strutturale, il legame con il pianeta è portato avanti dalle dinamiche comportamentali degli astronauti, costantemente influenzati nelle loro azioni dalle istruzioni e informazioni che ricevono da Terra nel momento in cui la stazione orbitante verrà trasformata da semplice laboratorio meteorologico in strumento di guerra.
Lo spazio, dunque, abbandona la sua iniziale veste di statico luogo metafisico popolato da inorganici frammenti umani (dai resti di cibo di Max ai
Il primo è costituito dall’inconsueto punto di vista che Emmerich adotta, ovvero quello di due astronauti europei che tentano di limitare l’irresponsabilità dell’esercito e della politica americana. Da questo momento in poi, l’autore tedesco non abbandonerà più, neanche nei film apparentemente più “americani” come Indipendence Day, la velata critica allo statuto di perfettibilità che gli statunitensi attribuiscono al proprio Paese e veicolano attraverso il cinema Hollywoodiano.
Il secondo è rappresentato dall’esito fallimentare delle azioni di Max e Billy, condensato nella suggestiva sequenza finale in cui Felix, coordinatore da terra dei due astronauti, rivelerà tutta la compromissione della propria posizione e le conseguenze fatali che il suo comportamento ha provocato. I due eroi non riescono, dunque, a salvare la Terra da una reazione climatica a catena che nel film non viene mai mostrata ma che si sa per certo aver provocato alluvioni e migliaia di morti; è il principio dell’arca di Noè di cui si parla nel titolo, che traduce la prospettiva pessimistica portata avanti negli anni da Emmerich nel filone apocalittico della sua produzione cinematografica. Se già in Das Arche Noah Prinzip, dunque, l’uomo appare vittima impotente di una minaccia contingente che lo coglie alla sprovvista e spazza via le pigre certezze della quotidianità, questo film, tuttavia, si distingue dai tre successivi (Indipendence day, The day after Tomorrow e 2012) per la sua volontà di mostrare la catastrofe attraverso la distanza da essa, dandole un’enfasi seria e più impegnata.
Francesco Bonerba






