Independence Day - Roland Emmerich
- Categoria: Neuromante
- Creato Mercoledì, 01 Febbraio 2012 23:55
- Pubblicato Giovedì, 02 Febbraio 2012 16:58
- Scritto da Francesco Fotia
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Il catastrofico e la morale come la salvezza
Alla vigilia del 4 Luglio, il giorno dell’Indipendenza, icona yankee del patriottismo, il mondo scopre di essere sotto la minaccia di un’invasione aliena: gigantesche astronavi si materializzano sotto i cieli delle principali città del mondo, tra cui Washington, spargendo tra le folle curiosità e terrore. Gli invasori non rivelano immediatamente le loro intenzioni bellicose, ma David, ambientalista convinto e geniale, riesce a prevedere il piano d’attacco, senza però riuscire a evitarlo. Allo scoccare dell’ora X l’offensiva aliena ha inizio; l’atto di guerra è pesante e coordinato in tutto il globo, pensato come una sorta di guerra lampo hitleriana: edifici in frantumi, getti di fuoco lunghi chilometri, auto e persone scaraventate via; Emmerich può così dispiegare la sua fantasia distruttiva, che varrà alla pellicola l’oscar per i migliori effetti speciali. Finita la prima fase dell’attacco, il Mondo tenta di organizzarsi e di rispondere agli invasori: naturalmente, saranno gli Stati Uniti, guidati dal Presidente Whitmore, ex militare, e da Steve Hiller, pilota di caccia, a prendere in mano le sorti della controffensiva mondiale.
Con Independence Day, Roland Emmerich tornava ad attingere dalle “fantafobie” aliene due anni dopo l’uscita di Stargate, e lo faceva costruendo un’opera monumentale, fortemente pubblicizzata dalla produzione (lo stesso Emmerich e e Dean Devlin), che ricevette una grande risposta dal pubblico (più di ottocento milioni di dollari incassati in tutto il mondo). Al di là della spettacolarità, che ne sancì il successo, l’opera riusciva, idealmente, a mostrare un’umanità unificata, capace di mettere da parte le proprie incomprensioni, di guardarsi in faccia e riconoscere se stessa come sorella: un’umanità in grado di specchiarsi per contrasto rispetto all’invasore alieno.
Il catastrofismo, marchio del cinema di Emmerich, è sin dai tempi di 1997- Il principio dell’Arca di Noè (1984) veicolo per soddisfare due urgenze eticamente lontanissime, eppure parallele: mostrare l’eccezionale, sopratutto se apocalittico, e accendere una luce salvifica sul mondo, proiettata dai tratti più nobili dell’anima. Il tema alieno di Independence Day e di Stargate è, però, solo una variante della nemesi umana del Cinema di Emmerich; in altri lavori, come I nuovi eroi (1992), erano proprio altri uomini a mettere in gioco la sopravvivenza della specie, ridando la vita a soldati morti in guerra, e rendendoli dei cyborg assassini. Anche allora, fu la residua umanità di Luc Deveroux a permettergli di sovrastare le forze nemiche. Individui, dunque, ecco l’altra faccia del male: che muovono i fili dietro le quinte, come nell’Arca di Noè, oppure in carne ed ossa, che però scompaiono dietro una maschera, una figura, o una divisa, come nel Patriota (2000), in cui Mel Gibson era un coraggioso padre di famiglia che, animato da un personale desiderio di vendetta, guidava la rivolta degli americani contro le giubbe rosse di sua Maestà.
In altre opere, come Godzilla (1998), o The Day After Tomorrow (2004), la specie umana, intesa nella sua particolarità o totalità, è causa della sua stessa distruzione: se i francesi, sperimentando le bombe atomiche, avevano trasformato delle innocue iguane in giganteschi dinosauri, ne L’Alba del Giorno Dopo, la fine arrivava a causa dei cambiamenti climatici indotti dal selvaggio sfruttamento della natura. Nel più recente 2012 (2009), cavalcando la scia dell’ancora attuale profezia dei Maya, Emmerich ci mostrava la “spettacolare” fine del mondo causata dall'attività solare; un' apocalisse inevitabile, eppure in grado di gettare sul futuro dei superstiti un barlume di calda speranza, l’auspicio di un nuovo Mondo solidale, e migliore. Da quando Emmerich ha incominciato a scrivere e a fare Cinema, si è divertito a lanciare moniti al suo pubblico, a denunciare il lato ipocrita, senza scrupoli e malvagio, che abita l’uomo dall’alba dei tempi, e lo ha fatto giocando perennemente sulle contrapposizioni più classiche: lo ying e lo yang, il bene e il male, esplicati sempre in un’azione che minaccia la sopravvivenza di un gruppo di persone, o dell’intero genere umano, e una (re)azione, del gruppo o della specie, che passa sempre e soltanto attraverso una ricerca, e a un “venire fuori”, delle passioni umane più nobili, e di una forte morale etica. Non è un caso se, spesso, è la famiglia, inizialmente sfasciata alla partenza di ogni plot, a diventare punto di giuntura e di forza per i personaggi, che attraverso la ricostituzione del suo nucleo ricevono, se non la spinta per superare la catastrofe di turno, almeno una sorta d’assoluzione degli affetti, che gli permette di andare incontro alla morte serenamente. Faceva parte del primo gruppo il professor Curtis, in 2012, e del secondo, il Danny Glover Presidente.

A racchiudere il topos di tutti gli eroi, improvvisati o meno, dei film di Emmerich, a ben vedere e tornando proprio a Independence Day, potrebbe essere Russell Casse: alcolizzato, con una famiglia allo sbando, emarginato dalla società. Russell è, però, anche un ex pilota di caccia, e quando l’offensiva contro gli invasori sarà in atto, egli avrà già fatto pace con se stesso e con i suoi figli, e sarà in grado di lanciarsi kamikaze contro l’astronave che sovrasta l’Area 51, abbattendola, e dando il via alla riscossa “terrestre”. Ed è ancora in Independence Day che Emmerich ha modo di rivolgersi direttamente a noi, comunicando con le parole ciò che traspare dalle immagini delle sue storie; e lo fa per bocca del Presidente Withmore che, in un discorso alla Nazione e al Mondo tutto, ribattezza il significato del Giorno dell'Indipendenza. Emmerich affida a Bill Pullman il suo personalissimo “discorso all’umanità”, in un messaggio che ha tanto di americano nel suo solenne populismo, ma che riesce a commuovere tutti, perché sa stringere ognuno di noi in un abbraccio di speranza universale.
“ Umanità: oggi questa parola assume un nuovo significato per tutti noi … il 4 Luglio torniamo a combattere per il nostro diritto di vivere ... Il 4 Luglio sarà ricordato come il giorno in cui il mondo ha dichiarato che non ce ne andremo nel silenzio della notte, non ce ne andremo senza combattere. Oggi festeggiamo il nostro giorno dell’Indipendenza”.
Il discorso del Presidente:
Francesco Fotia






