L'alba del giorno dopo - Roland Emmerich
- Categoria: Neuromante
- Creato Domenica, 05 Febbraio 2012 16:27
- Pubblicato Domenica, 05 Febbraio 2012 00:39
- Scritto da Emanuele Rauco
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Il giorno dopo la distruzione del nostro pianeta
Cosa aspettarsi dal regista che tra gli altri ha "firmato" Godzilla? Ovviamente nulla di buono, ed infatti il pericolo più grande che corre The Day After Tomorrow, è quello di veder perdere spettatori a causa del preconcetto.
Pare incredibile infatti, ma stavolta, a Roland Emmerich è riuscito (quasi tutto) bene, e siamo oggettivamente di fronte ad uno dei migliori tra i blockbuster estivi degli ultimi anni e ad una pellicola che riesce miracolosamente ad unire un'incredibile ed incontestabile spettacolarità visiva con una insperata e grande profondità sociale e politico/ambientalista.
Emmerich spoglia il suo film di ogni patriottismo becero: i proclami di Bill Pullman e Will Smith in Independence Day sono lontani anni luce. I tempi cambiano, e non è più aria di proclami e buonismo generalizzato ma piuttosto, per l'autore, di un veloce ritorno ai temi e ai tempi della sua opera prima, quel Principio dell'arca di Noè che aprì un lontano Festival di Berlino nel 1984. Qui Emmerich ipotizza il peggior scenario possibile dovuto al riscaldamento globale e la conseguente distruzione della Terra per via di temporali, tormente e glaciazioni: lo fa con un sensazionalismo un po' à la Voyager, ma anche con una certa precisione nella descrizione degli effetti e anche con un'ironica e inaspettata finezza politica (gli americani che chiedono al Messico di entrare e si sentono rispondere di no).
Gli effetti speciali surclassano qualsiasi altra produzione a largo budget coeva (il film è del 2003/04), opere di Lucas e Jackson comprese. Ovviamente come ogni disaster-movie che si rispetti, il pedale dell'esagerazione è premuto costantemente.
Chiaramente, anche The Day After Tomorrow non è scevro da difetti: il manicheismo di fondo è sempre in agguato e Emmerich non approfondisce, pur avendone il tempo, i caratteri dei personaggi che sembrano appena abbozzati (ma fortunatamente lontani dalle macchiette dei film precedenti). Purtroppo se Emmerich ha acquisito una eccellente padronanza nel settore formale, molta ne deve fare sul piano dei contenuti: la banalità dei dialoghi e la assoluta piattezza di alcuni elementi della sceneggiatura (la love story tra Gyllenhall e Rossum, la postura di Quaid, bellamente ignorato dai politicanti di turno), rende poco godibili alcuni tratti della pellicola. Resta sempre l'impressione che il 99% dell'attenzione dei realizzatori del film sia diretta agli aspetti tecnici dello stesso, ma chiedere sensibilità autoriale a chi qualche anno fa dirigeva uno spaesato Broderick a caccia di lucertole, pare francamente eccessivo.
Emanuele Rauco






