Sin dalla nascita del sonoro, dunque quasi agli albori della settima arte, molte pellicole considerate dei veri e propri capolavori o dei cult, hanno ispirato nuovi registi (o magari gli stessi che le avevano girate) a girarne dei remake con l’intento di omaggiare la grandezza non solo del film in sé per sé, ma anche di chi l’aveva girato, interpretato, sceneggiato, fotografato, ecc… Questo modo di accostarsi alle pellicole è divenuto ormai costume ben radicato nel mondo della cinematografia con risultati più o meno altalenanti e soprattutto valenti. Molti di questi progetti cinematografici hanno successo indipendentemente dal filo rosso che li unisce ai loro capostipiti, altri trascinano le masse proprio in quanto figli di un cinema del passato a cui si guarda con nostalgia e con affetto. Non tutti riescono nell’intento prefissato che non è solo quello di omaggiare, ma anche di ricreare le atmosfere e le emozioni suscitate dagli originali; solo in qualche caso si riesce a raggiungere la grandezza e i risultati dell’”antenato” e in rarissime volte addirittura a superarli. Fatto sta che, tranne qualche rara eccezione, queste operazioni incontrano sempre una fortuna di botteghino, di preferenze da parte del pubblico, proprio in quanto accompagnati dall’etichetta di remake. Ecco dunque perché, dato l’aumento e l’espandersi del fenomeno, ci sembra giusto dedicargli una rubrica che metterà a confronto con recensioni incrociate i mitici “padri” con i propri “figli” riconosciuti o non riconosciuti.