Sin dalla nascita del sonoro, dunque quasi agli albori della settima arte, molte pellicole considerate dei veri e propri capolavori o dei cult, hanno ispirato nuovi registi (o magari gli stessi che le avevano girate) a girarne dei remake con l’intento di omaggiare la grandezza non solo del film in sé per sé, ma anche di chi l’aveva girato, interpretato, sceneggiato, fotografato, ecc… Questo modo di accostarsi alle pellicole è divenuto ormai costume ben radicato nel mondo della cinematografia con risultati più o meno altalenanti e soprattutto valenti. Molti di questi progetti cinematografici hanno successo indipendentemente dal filo rosso che li unisce ai loro capostipiti, altri trascinano le masse proprio in quanto figli di un cinema del passato a cui si guarda con nostalgia e con affetto. Non tutti riescono nell’intento prefissato che non è solo quello di omaggiare, ma anche di ricreare le atmosfere e le emozioni suscitate dagli originali; solo in qualche caso si riesce a raggiungere la grandezza e i risultati dell’”antenato” e in rarissime volte addirittura a superarli. Fatto sta che, tranne qualche rara eccezione, queste operazioni incontrano sempre una fortuna di botteghino, di preferenze da parte del pubblico, proprio in quanto accompagnati dall’etichetta di remake. Ecco dunque perché, dato l’aumento e l’espandersi del fenomeno, ci sembra giusto dedicargli una rubrica che metterà a confronto con recensioni incrociate i mitici “padri” con i propri “figli” riconosciuti o non riconosciuti.
Rubrica a cura di Alessandra Cavisi

1) WESTERN: UN GENERE ORMAI MORTO?

Dai deserti ai saloon, passando per ranch e prigioni, i cavalieri erranti da sempre protagonisti dei film western, armati di postole e cappelli e accompagnati da un fidato cavallo, si muovono quasi sempre solitari tra la polvere e il calore del sole, per mostrare la loro superiorità in duelli, per conquistare il cuore di qualche donna, per cimentarsi in qualche avventura dal sapore esotico, per vivere alla macchia o seguendo la legge, nel ruolo di assaltatori e rapitori di treni o in quello di sceriffi dal sangue freddo. Che lottino contro gli indiani per appropriarsi delle frontiere o che tentino di spodestare qualche terribile criminale giunto a sconquassare la pace dei villaggi, gli eroi western seguono sempre un proprio codice d’onore che il più delle volte va al di là della legge stessa. La stessa legge che arriva inesorabilmente a regolare qualsiasi conto in sospeso, con la storia, col progresso, con le morali. Grandi protagonisti dei western sono anche i paesaggi che non fanno dunque solo da sfondo alle vicende avventurose dei protagonisti ma si fanno simbolo degli stati d’animo degli stessi, oltre che del rapporto dicotomico e spesso contrastante tra uomo e natura. Contenitore di numerosi sottogeneri (western epici, spaghetti western, western sparatutto, commedie western, parodie western), da tempo era stato dimenticato dagli addetti ai lavori, forse considerato un po’ troppo desueto e fuori moda, oltre che anacronistico con la società odierna. In realtà, però, negli ultimi anni ci si è prodigati in una riscoperta del filone cominciata con registi che li hanno letteralmente omaggiati come Kevin Costner in Balla coi lupi e Clint Eastwood in Gli spietati e proseguita anche con remake che ne hanno ricordato la grandezza. Ma la “moda” del remake in relazione al western non è assolutamente recente, dato che anche registi come Hawks si sono imbarcati in operazioni del genere, omaggiando i loro stessi film. Inutile rimarcare l’importanza del western che ha dato modo al grande pubblico di affezionarsi ad attori come John Wayne o Gary Cooper, anche se con questa rubrica si tenta di rispolverare, ed è questo proprio il caso di dirlo, la grande passione per un genere che è tutt’altro che morto.

 

2) DALL'ITALIA CON FURORE

Anche se non sempre c’è da andarne fieri, soprattutto negli ultimi anni che vive di alti e bassi, il cinema italiano è da sempre stato fonte di ispirazione per registi di tutto il mondo con pellicole dei decenni passati, ma anche con qualche sporadico esempio “moderno”. Il nostro periodo d’oro ha dato vita a pellicole indimenticabili e inimitabili che però sono state omaggiate e rese remake da numerosi registi stranieri. Quentin Tarantino, ad esempio, è notoriamente fan sfegatato di un certo nostro cinema di serie B, che ha contribuito a risollevare e a far tornare in auge. E grandi, anche, sono i nomi chiamati in causa a “sostituire” attori e registi italiani, come ad esempio Al Pacino in “Profumo di donna” al posto del grandissimo Vittorio Gassman o Robin Williams in “Piume di struzzo” al posto dell’Ugo Tognazzi de “Il vizietto”, George Clooney in “Welcome to Collinwood” al posto del mitico Totò de I soliti ignoti o addirittura Madonna in “Travolti dal destino” al posto della Mariangela Melato de “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”. Numerose sono le pellicole prese ad esempio per film che quasi sempre non sono riusciti ad eguagliarne la grandezza e tanto è l’orgoglio e la soddisfazione di vedere che, neanche con mezzi più potenti come quelli dell’industria cinematografica americana, ma non solo, si è riusciti ad eguagliare l’arte di fare cinema alla nostra maniera.

3) HORROR: ANCHE A DISTANZA DI ANNI SPAVENTA?

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Forse il genere che più di altri è ricco di remake e di omaggi è proprio l’horror in tutte le sue varie sfaccettature e sottogeneri. Si va dall’horror psicologico, allo splatter, al gore, al comico-cartoonesco, al parodistico, al politico-sociale a quello d’atmosfera, ecc…Si passa da pellicole incentrate su serial-killer messi in primo piano, ad altre in cui sono le vittime ad assumere il ruolo di protagoniste, passando anche per pellicole più fantastiche in cui siamo alla presenza di mostri, alieni, mutazioni genetiche, trasformazioni mostruose e via dicendo. Nel corso della storia del cinema sono veramente numerosissime le pellicole appartenenti al genere che sono state adeguatamente omaggiate oppure rovinosamente “infangate” da remake più o meno valenti. Qualche rara volta si è raggiunta addirittura la grandezza degli originali, ma solo quando dietro la macchina da presa ci sono stati registi del calibro di Cronenberg o Carpenter, per dirne qualcuno. Seguendo una moda che sembra non volersi fermare, negli ultimi anni il numero di remake di pellicole horror del passato o di film di genere provenienti dall’est è aumentato esponenzialmente con il risultato che non sempre ci si trova davanti a prodotti di qualità, ma piuttosto di fronte a mere operazioni commerciali che tentano di cavalcare l’onda del successo delle pellicole originali richiamandone tematiche e ambientazioni ma non riuscendo ad eguargliarne il rigore formale, narrativo e comunicativo. L’unica cosa certa che rimane da dire sui remake-horror è che molto probabilmente, salvo rare eccezioni, anche a distanza di anni il pubblico ama spaventarsi davanti allo schermo del cinematografo.

 

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