Le migliori scene che potevano essere girate solo al primo tentativo

scene primo tentativo

Che sia per una questione di tempo o di budget, la maggior parte delle produzioni, specie quando si parla di grandi film, è soggetta a tabelle di marcia pianificate con estrema attenzione in via preventiva. In questo modo, ognuno, dagli attori alla troupe, sa che scena si sta girando, dove andrà girata, quando e anche il motivo per il quale eseguirne una piuttosto che un’altra. A dispetto di queste premesse, è risaputo che, determinate sequenze, richiedano un numero di take cospicuo prima di raggiungere la realizzazione effettiva. Questo significa che i registi sono spinti a spronare gli attori a dare il meglio di sé per dare vita ad una scena nella maniera in cui era stata concepita. In ogni caso, esistono sequenze che non ammettono tentativi. In quest’articolo, abbiamo riportato alcune tra le migliori scene che potevano essere girate solo al primo tentativo.

Spider-Man: Homecoming

Molti piccoli e magici momenti all’interno dei film, provengono da situazioni non programmate dal copione. Alcune delle migliori chicche presenti nelle pellicole di grande successo, infatti, sono nate dalla sola inventiva degli attori e dall’efficacia delle loro performance sul set. L’aspetto soggettivo e l’identità artistica di un interprete trascendono dalla portata dei progetti ai quali lavorano. Dunque, anche in franchise di proporzioni mastodontiche come il Marvel Cinematic Universe, l’inventiva degli attori ha giocato un ruolo fondamentale per regalare ai fan momenti indimenticabili.

Tra le migliori scene girate necessariamente al primo tentativo, il saluto tra Tom Holland e Jacob Batalon in Spider-Man: Homecoming. Il regista della pellicola, Jon Watts, disse ai due interpreti di avere a disposizione pochi minuti per inventare un modo per chiudere le loro scene di dialogo. I due interpreti optarono per un saluto lungo e personale, riuscito in ogni scena al primissimo tentativo. Sia per una questione di tempo che di spontaneità, questo tipo di scena poteva essere girata in una sola volta e, i due attori, riuscirono pienamente nell’intento.

40 anni vergine

Oggi, Steve Carell ‘è uno degli attori più amati nello star-system hollywoodiano. L’attore ha conquistato il pubblico del grande e piccolo schermo attraverso i suoi ruoli comici più evocativi. In ogni caso, uno dei punti più alti per l’interprete arrivò già all’inizio della sua scalata verso le stelle. Parliamo, ovviamente, della commedia del 2005: 40 anni vergine. Nel film, il suo personaggio di nome Andy, decide di sottoporsi ad un trattamento di bellezza per rimuovere la peluria dal petto.

Il processo è stato particolarmente doloroso, dato l’ammontare non indifferente di peli da rimuovere con la ceretta. Nel corso della sequenza, il dolore provato dall’attore era reale. Steve Carell non stava recitando. In vero, l’interprete aveva deciso arbitrariamente di sottoporsi al trattamento poiché, a detta sua, non c’era modo di rendere realistica la scena a meno di non riprendere l’atto realmente. Alla fine, la sequenza riuscì perfettamente, rientrando tra le migliori scene che potevano essere girate solo al primo tentativo.

GoldenEye

La fortunatissima saga cinematografica di James Bond non è, certamente, estranea alle scene incredibili di azione allo stato puro. Ci sono alcuni momenti in cui la serie tocca picchi di adrenalina inimmaginabili. Si tratta, spesso, delle scene climax dei film di maggior successo appartenenti all’iconico franchise. Ne è l’esempio lampante la scena del balzo della fede vista in GoldenEye, del 1995. La sequenza in oggetto è, a mani basse, uno dei momenti più alti nell’intera saga. Eseguita con grande maestria ed estrema audacia dallo stuntman Wayne Michaels, la scena l’ha visto saltare da oltre 200 metri d’altezza, riuscendo al primo tentativo a chiudere la sequenza particolarmente difficoltosa da girare in più take. Sembrerebbe che lo stuntman avesse chiarito preventivamente di voler girare una sola take a causa della difficoltà dello stunt e del legittimo nervosismo che ne conseguì.

Nomad

Non c’è che dire, distruggere areoplani e radere al suolo interi edifici può essere davvero strabiliante se visto al cinema. Ci sono emozioni, però, che solo la realtà sa regalare. Quando i registi riescono a catturare istanti magici e naturalmente emozionanti, dunque, il mondo del cinema ascende ad un livello superiore. Tra le migliori scene che potevano essere girate solo al primo tentativo, quella della vera eclissi solare proposta in Nomad. L’evento durò solo due minuti, per questo i registi di Nomad, uno sci-fi indie su un uomo che, di sua spontanea volontà, decide di spostarsi da un luogo all’altro del mondo ogni dodici ore, dovettero affrettarsi nel girare una sequenza entrata a gamba tesa negli annali.

In realtà, la decisione di girare con una vera eclissi sullo sfondo arrivò dopo una serie di calcoli e riflessioni meticolose. Girata nell’estate del 2019, dopo aver sperimentato con una serie mastodontica di luoghi differenti e aver ricercato le migliori zone per rendere la sequenza il più naturale possibile, alla fine la troupe si fermò ad Elqui Valley, in Chile. Lì, gli attori provarono la scena diverse volte e, alla fine, dopo dieci giorni di preparativi, la scena dell’eclissi fu pronta a strabiliare gli spettatori.

About the Author

Claudio Pezzella
Studente in culture digitali e della comunicazione. Articolista specializzato in contenuti a tema culturale. Appassionato di cinema, serie TV, musica ed arte in ogni sua forma.