Recensione − The Menu: il killer-chef di Ralph Fiennes

La recensione di The Menu, un cast d'eccezione per un horror satirico ed enogastronomico

Arriva nelle sale cinematografiche italiane, precisamente il 17 novembre, un nuovo horror satirico dall’entità enogastronomica: The Menu. Il film prodotto dalla Searchlights Pictures del 2022, diretto da Mark Mylod, è stato presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma ad ottobre per poi essere distribuito normalmente nel mese corrente. Cast d’eccezione che vanta tra le sue fila Ralph Fiennes, Anya Taylor-Joy, Nicholas Hoult e John Leguizamo, tra i vari. Ecco la trama e la recensione di The Menu, l’horror satirico a sfondo culinario.

La trama di The Menu, l’horror satirico a sfondo culinario

Una coppia (Anya Taylor-Joy e Nicholas Hoult) si reca su un’isola costiera per mangiare in un ristorante esclusivo dove lo chef (Ralph Fiennes) ha preparato un menù sontuoso, con alcune sorprese scioccanti. Il giovane e spocchioso Tyler, chiuso a riccio nel suo volontarismo dell’amore nei confronti dello chef, gioca a fare l’intellettuale che gode delle opere altrui, trattando con sufficienza la nuova fidanzata Margot, sostituita all’ex che lo ha lasciato poco prima.

Lo chef del locale, Julian Slowik, è specializzato in gastronomia molecolare e ha preparato un menù in svariate, minuscole porzioni. Il suo dichiarato obiettivo è quello di cercare la perfezione servendo una clientela borghese composto da uomini d’affari che sono dipendenti dello stesso produttore che ha permesso allo chef di aprire il suo ristorante sull’isola; una famosa critica che con le sue stroncature ha fatto fallire numerose attività, ed il suo braccio destro, un uomo senza personalità; i già citati Tyler e Margot; un ricco imprenditore che ha tradito la moglie, con cui ha mangiato diverse volte allo stesso ristorante di Slowik.

Nel corso dell’evento, le portate saranno accompagnate da un concettualismo ben preciso e da episodi di violenza che ne faranno parte, integrando idealismo e fisicità: dall’antipasto al dolce, con tanto di fuori menu.

La recensione di The Menu, film con Ralph Fiennes e Anya Taylor-Joy

Il film diretto da Mark Mylod ha la pretesa di fare satira attraverso un concept da horror satirico, nonché da giallo come base di partenza. Tutti i personaggi sono chiusi in una location dopo averla raggiunta con la giusta dose di atmosfera da mistery, con informazioni sinistre piazzate nei dialoghi man mano che la tensione viene a crearsi. I problemi sorgono esattamente dopo i 10 minuti iniziali circa, quando si enuncia la pretenziosità di ingabbiare in una scenografico e imparziale set da ristorante la borghesia, rappresentata da personaggi sopracitati, tutti negativi, eccessivi e passivi. E The Menu è la rappresentazione di uno chef che incarna la figura dell’artista mai fino in fondo compreso, eluso dal denaro e insoddisfatto dalla pochezza dei suoi clienti con i quali è impossibile istaurare un dialogo costruttivo.

La risposta di questo chef aspirante omicida è dettata dalla frustrazione e dalla possibile depressione dovuta proprio alla mancanza di stimoli, dalla voglia di migliorarsi nel dare qualcosa a chi toglie, nel miglior modo possibile. Il menù presentato è un qualcosa che va oltre, è concettuale: il pane è un alimento povero, e lo chef volontariamente decide di non servirlo alla clientela altolocata. Ciò che ci si ritrova davanti, sono delle salse che avrebbero dovuto accompagnare il pane, ma private dell’alimento principe hanno un loro senso? La si può considerare un’offesa nei confronti dei consumatori? Nel frattempo si assiste a un flusso di parole dei clienti, dato che ad ogni tavolo ogni personaggio rivela un tratto di sé: i critici si riempiono la bocca di paroloni insensati; un attore afferma, mentendo, di conoscere lo chef solo per pavoneggiarsi; Tyler ci tiene a primeggiare su Margot definendola una ragazzina e spiegandole i tecnicismi dei piatti, trattandola da stupida.

Il minutaggio concesso alle parole vuote, eccessive e ridondanti dei personaggi, è decisamente alto; se il giallo era il genere di partenza, il possibile alone di mistero va scemando col passare dei minuti. Ogni elemento, dalla messa in scena didascalica e fuori fuoco, all’arco narrativo senza sviluppo e altrettanto passivo come i borghesi seduti al tavolo, rischia di buttare fuori bruscamente lo spettatore. La noia è dietro l’angolo per un film che dovrebbe esser d’intrattenimento, ma che gioca vistosamente all’elevarsi dettatore di morale. La scelta di proseguire per circa 108 minuti si fa fatica a condividerla, siccome ci si perde in un cinismo satirico volutamente messo in scena con caratteri sopra le righe contrastati da interpretazioni bilanciate, soprattutto di Ralph Fiennes e Anya Taylor-Joy, veri protagonisti. Ma ci si perde proprio perché l’aspetto satirico è raffazzonato, si prende inutilmente sul serio e cade nel fallace tentativo di sentenziare cosa è giusto e cosa è sbagliato, senza messe misura che male non avrebbero fatto.

The Menu, un mero esercizio di stile

La sentenza, stando a quanto suggerito dal film stesso, la si può dare, e non è certamente positiva. In un dialogo verso il finale di The Menu, Margot annuncia allo chef di trovare la presentazione del suo menù assolutamente insensata, pretenziosa in quanto esercizio di stile, senza amore; e in effetti ciò lo si ritrova nel film. A far pesare tutta la bilancia da un lato (negativo) piuttosto che dall’altro (positivo) è la mancanza di cura nella confezione di The Menu: la messa in scena è grezza, non c’è il minimo pathos o un qualsivoglia cambio di tono che ne implichi l’artificiosità a cui lo spettatore è sottoposto. A questo, si aggiunge una narrazione inconcludente e scarna, un climax inesistente e uno sviluppo dei singoli che non arriva mai. Non c’è presa di coscienza e ogni personaggio attende passivamente, come lo spettatore purtroppo, la fine (del film).

In certe occasioni, suggerisce ancora una volta il film stesso, è preferibile la concretezza della semplicità di un cheesburger ben cucinato, piuttosto che il vacuo tentativo di offrire una scappatoia ideologica alle negatività della vita, mal posta e fintamente costruita. Il finale è una mera accettazione dell’inevitabile, che nulla aggiunge a quanto visto fino a quel momento. Se in un giallo, thriller o horror che sia, manca la componente della suspance, della tensione, è dura arrivare fino in fondo, specie se non c’è null’altro da segnalare. The Menu è un film indipendente con un budget di 30 milioni spesi per aggiudicarsi un buon cast, ma il resto è un fiasco totale, sia che lo si veda come metafora del rapporto artista-spettatore/consumatore, sia se lo si guarda come un prodotto di solo intrattenimento; e il regista stesso in quanto alter ego dello chef, sembra ammetterlo concettualmente.