Mark Ruffalo e lo scandalo per le sue dichiarazioni: cosa succede all’attore di Hulk?

Mark Ruffalo e lo scandalo per le sue dichiarazioni: cosa succede all'attore di Hulk?

Il 2021 ha rappresentato, almeno per una prima fase, un anno certamente importante per Mark Ruffalo. L’attore, celebre per la sua interpretazione di Hulk nei film dell’Universo Marvel, ma anche per tanti altri ruoli di grande importanza nella storia del cinema contemporaneo (si pensi a Zodiac o Shutter Island), ha ottenuto un Golden Globe per la sua celebre e doppia interpretazione in Un volto, due destini. Certamente il premio ha rappresentato una sorpresa sia per l’attore che per gli addetti ai lavori, ma non si può dire non meritato. A distanza di qualche mese da quella vittoria, per l’attore la situazione appare essere completamente diversa: le sue dichiarazioni riguardanti il conflitto israelo-palestinese hanno generato una polemica piuttosto aspra e l’attore, nonostante le sue pubbliche scuse su Twitter, è ora mirino della volontà di cancel culture social. Che cosa sta succedendo a Mark Ruffalo?

Le parole di Mark Ruffalo e le sue scuse su Twitter

Mark Ruffalo si è esposto, così come tantissime personalità nel mondo dei social, a proposito del conflitto israelo-palestinese. Le dinamiche storiche, sociali e ideologiche che alimentano una guerra di questo tipo sono difficili da comprendere del tutto e, per questo motivo, riuscire a sintetizzare ogni dinamica in poche frasi d’impatto può essere un rischio. Rischio che Mark Ruffalo ha voluto comunque correre, lasciandosi andare in dichiarazioni piuttosto colorite, all’interno delle quali ha ritenuto Israele genocida.

Non è potuta mancare una grandissima polemica social, che l’ha investito e che ha richiesto a gran voce non soltanto le sue scuse, ma anche la cancellazione di tutti i suoi prodotti cinematografici e televisivi dalle piattaforme di streaming e non solo: si tratta della cosiddetta cancel culture, che investe gli attori della contemporaneità e che potrebbe determinare il destino di una carriera, oltre che grandi difficoltà dal punto di vista professionale. Basti pensare a quanto successo a Johnny Depp, i cui film non sono più disponibili su Netflix, o ad attori come Kevin Spacey, spesso minati dal riflesso mediatico di ogni azione, parola o scandalo.

Mark Ruffalo ha cercato di offrire una visione più pacata delle sue visioni, che non sono state comunque negate, attraverso un tweet di scuse, all’interno del quale ha scritto quanto segue: “Ho riflettuto e volevo scusarmi per i post durante i recenti combattimenti Israele/Hamas che suggerivano che Israele sta commettendo un “genocidio”. Non è accurato, è infiammatorio, irrispettoso e viene usato per giustificare l’antisemitismo qui e all’estero. Ora è il momento di evitare le iperboli.”

Le polemiche social per le dichiarazioni di Mark Ruffalo

Come spiegato, le polemiche social per le dichiarazioni di Mark Ruffalo sono state molteplici e hanno riguardato diversi aspetti delle parole dell’attore. Innanzitutto, per molti utenti è sbagliato che un personaggio dello spettacolo possa esporsi in un modo ritenuto sbagliato, non avendo piena conoscenza dei fenomeni di cui parla e tratta attraverso le sue dichiarazioni. Per altri, l’atteggiamento di Mark Ruffalo è stato volontariamente fazioso e non teso a descrivere la realtà dei fatti nel migliore dei modi o, comunque, con onestà. Per questo motivo, sono stati tanti i commenti, soprattutto a seguito delle sue scuse, e molti dei quali hanno richiesto la cancellazione dei suoi prodotti cinematografici e televisivi dalle piattaforme di streaming come Netflix, Amazon Prime Video e Disney+.

Breitbart News, nel descrivere la situazione e nel diffondere il proprio prodotto, ha usato un tono piuttosto accusatorio, scrivendo: “Troppo poco, troppo tardi? Il ricco attivista del Partito Democratico Mark Ruffalo si è scusato lunedì per aver falsamente accusato lo Stato di Israele di “genocidio”, citando un’ondata di attacchi antisemiti in corso.” Hen Mazzig, scrittore e attivista israeliano, nonché nominato tra i 50 attivisti LGBTQ+ più importanti al mondo, ha commentato la vicenda scrivendo: “Pensate davvero che Mark Ruffalo (che vale 35 milioni di dollari) sia stato corrotto da una “cabala sionista di Hollywood” per condannare la violenza contro gli ebrei? Sicuro che non si sia semplicemente accorto che i discorsi infiammatori su Israele incitavano un picco di crimini d’odio? O stai usando l’antisemitismo per difendere l’antisemitismo?”

La senatrice Linda Frum, infine, ha spiegato quale sia la reale negatività riscontrata nelle parole dell’attore statunitense: “Ruffalo ha 7,5 milioni di follower. Mentre la sua ritrattazione è benvenuta e coraggiosa, la bugia originale – di ebrei che commettono un genocidio – ha causato un grande danno che è difficile da annullare. Meglio essere giudiziosi in primo luogo. Non è difficile conoscere i fatti se si vuole.” Sulla base di questi commenti, gran parte degli utenti social hanno avuto modo di commentare la vicenda attraverso l’hashtag #cancelculture. 

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Bruno Santini
Appassionato di musica, cinema e letteratura. Esperto articolista di news e attualità, specie per quanto riguarda il mondo del grande schermo.