Le migliori miniserie che possono essere osservate tutte d’un fiato su Netflix

Le migliori miniserie che possono essere osservate tutte d'un fiato su Netflix

Il mercato delle miniserie ha ottenuto un discreto successo dal punto di vista seriale e televisivo, sulla base delle determinazioni su cui si poggiano questi stessi prodotti. Molto spesso, in effetti, risulta essere molto difficile riuscire a selezionare dei temi e degli argomenti che possano essere inclusi all’interno di una miniserie, e il successo di una stessa può essere garantito solo se alla base c’è una grande conoscenza dei meccanismi di produzione e di regia, che permettono di offrire delle realizzazioni particolarmente importanti, sulla base di elementi piuttosto variegati. Nello specifico, ecco quali sono le migliori miniserie che possono essere osservate tutto d’un fiato su Netflix, e in grado di offrire grandi emozioni.

When They See Us

La prima tra le migliori miniserie che possono essere osservate tutto d’un fiato è When They See Us, prodotto miniseriale presente su Netflix e ispirato a una storia reale che ha interessato la cronaca statunitense. Un gruppo di ragazzi di origine afro-americana o ispanica si ritrova all’interno del Central Park quando un tentato omicidio viene scoperto dalla polizia locale; le due componenti molto presto finiranno per essere congiunte e i ragazzi si ritroveranno ad attraversare un vortice di eventi incredibilmente tristi e tragici che determinerà parte della loro vita.

Per quanto le vicende di Central Park non fossero semplici da raccontare, a causa di una serie di eventi che – nel corso di 12 anni – hanno sconvolto anche le pagine di cronaca, When They See Us riesce a risolvere e a sciogliere i nodi della propria trama nel migliore dei modi, attraverso quattro puntate dalla durata pari o maggiore ai 60 minuti; insomma, non resta che rapportarsi ad un prodotto che saprà sicuramente emozionare per le sue componenti.

L’altra Grace

La miniserie in questione è offerta da una trasposizione televisiva dell’omonimo di Margaret Atwood, il cui lavoro ha portato anche alla realizzazione di altri due prodotti televisivi:  The Handmaid’s Tale e Wandering Wenda. La miniserie in questione, presente anch’essa su Netflix, è tratta da una storia vera e racconta della storia di Grace Marks, domestica immigrata dall’Irlanda al Canada e in grado di raccontare la sua storia, ricca di componenti incredibilmente negative e tragiche, che porteranno lo spettatore a rientrare perfettamente nei meccanismi del prodotto seriale, per quanto la lunghezza di 6 episodi totali possa far pensare il contrario.

Goodless e La Regina degli scacchi

Incluse all’interno di una medesima trattazione, Goodless e La Regina degli scacchi condividono lo stesso ideatore, Scott Frank, che ha dimostrato di saper rientrare perfettamente all’interno dei dettami del prodotto miniseriale. Entrambe le miniserie sanno mostrare, attraverso la condensazione del numero esiguo di puntate (7 per entrambe) un numero di eventi piuttosto elevato, per quanto il contesto scelto differisca particolarmente.

Nel caso di Goodless, miniserie del 2017 che è balzata meno agli onori della cronaca rispetto al prodotto di grande successo del 2020, l’ambientazione, la trama e le specifiche caratteristiche della miniserie si legano ad una trattazione western che difficilmente può essere osservata attraverso una esplicitazione di caratteri simile: violenza, sangue e scorribande si legano alla vastità del deserto, all’atteggiamento meschino dei protagonisti e ad una serie di ritorsioni e di vendette che danno vita al prodotto western altamente consigliato per gli amanti del genere.

Nel secondo caso, invece, non c’è bisogno di dilungarsi particolarmente a proposito di trama, caratteristiche e dettami, dal momento che il successo de La Regina degli scacchi risulta essere sotto gli occhi di tutti e, soprattutto, ha determinato l’emergere di un fenomeno sociale in grado di investire anche coloro che non si erano mai rapportati al gioco degli scacchi. Uno stesso ideatore, dunque, ha saputo dimostrare la sua capacità nell’offrire caratteristiche, generi e trattazioni notevolmente differenti, ma allo stesso tempo ricche di grandissima qualità.

Unorthodox

Il 2020 ha portato a offrire diversi lavori di grandissimo valore, soprattutto nel mercato delle miniserie, su Netflix, una piattaforma che ha deciso di investire particolarmente su una forma di serialità che risulta essere sostanzialmente inedita, nonostante le sue modalità espressive fossero ampiamente riconosciute. Tra le migliori miniserie dell’anno non può non essere citata Unorhodox, creata da Anna Winger e Alexa Karolinski e basata sull’autobiografia del 2012 di Deborah Feldman Ex ortodossa. Il rifiuto scandaloso delle mie radici chassidiche.

La miniserie in questione si basa su una trattazione spietata di eventi che vengono descritti con grande lucidità, e che portano Esther “Esty” Shapiro, a vivere in un clima di sostanziale privazione, dettato da una fede religiosa e una tendenza culturale che tentano di annientare qualsiasi sua definizione sociale.

The English Game

Ultima tra le migliori miniserie che possono essere osservate tutte d’un fiato su Netflix, anch’essa del 2020, è stata più sottovalutata rispetto alla grande mole di miniserie che sono state pubblicate e incluse all’interno della piattaforma di streaming. Tuttavia, il grande valore di The English Game non può essere sottovalutato in alcun modo, e necessita di una particolare attenzione.

La miniserie di sei episodi racconta della nascita del calcio moderno in Inghilterra, per quanto le vicende ruotino intorno a realtà extra-calcistiche, che raccontano anche di quel dark side del mondo del calcio lontano da passione e tifo. Gli amanti del calcio e dello sport in generale ritroveranno, in The English Game, un prodotto miniseriale di grande livello, consigliato – comunque – a ogni tipologia di spettatore.

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Bruno Santini
Appassionato di musica, cinema e letteratura. Esperto articolista di news e attualità, specie per quanto riguarda il mondo del grande schermo.