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La vera storia di Billy Beane, tra Oakland, il Baseball e la Famiglia

Gli Oakland Athletics, vanto della California, sono una discreta squadra di baseball, una squadra da playoffs, che però puntualmente ogni anno finisce per perdere i pezzi migliori a causa di un budget non all’altezza delle grandi squadre della MLB, vedi i Boston Red Sox oppure i New York Yankees. Quando però al termine di una di queste stagioni di routine il GM degli Athletics, ed ex giocatore scartato dal sistema, Billy Beane, si vede smantellare l’intero roster senza poter avere voce in capitolo, il suo intento diviene quello di cambiare radicalmente lo sport che ha sempre amato, rivoluzionando il concetto di etica e competitività a livello salariale. Ciò che ne uscirà fuori – soprattutto grazie all’aiuto del giovane laureato a Yale Peter Brand – sarà la costruzione pratica ed effettiva di una squadra vincente, basata solamente sui numeri, sulle statistiche e sulle varianti del gioco, con la componente umana limitata e rimessa al posto che gli spetta. Così fatto Oakland, seguendo le orme di Beane, vincerà 20 partite consecutive, un record, e nonostante la mancata vittoria alle World Series (che non verranno nemmeno raggiunte) entrerà nella storia di questo immenso sport amato dalla popolazione americana.
Con "Moneyball", film tratto da una storia vera recente, Aaron Sorkin (dopo i fasti di “The Social Network”) fa ancora centro, raccontando attraverso una sceneggiatura asciutta e metodica non solo il retrogusto sociale di una America che si interroga sullo sport in relazione all’etica, alla famiglia e ai soldi; ma anche l’effettiva filosofia che Billy Beane abbraccia fisicamente – seguendo i consigli matematici di Peter Brand - pur di risollevare le sorti della squadra di baseball e città in cui vive assieme a sua figlia, e a sua moglie, da cui è divorziato. Con una scrittura avvolgente e cauta Sorkin consegna in mano al regista Bennet Miller il materiale perfetto per destreggiarsi con intelligenza in mezzo ad un tema tanto caro e patriottico. Materiale che Miller puntualmente non spreca, rendendolo accattivante sia nelle singole scene strutturate, sia nelle immagini statiche imprigionate dalla bellissima fotografia di Wally Pfister.
Ci troviamo di fronte ad un’opera assai articolata confezionata per chi ama gli sport USA, ma allo stesso tempo anche di fronte ad un film dall'intrinseco fascino rarefatto, che si lega in maniera collaterale al suo personaggio principale, quel Billy Beane interpretato in maniera magnifica e tormentata dal candidato al premio Oscar Brad Pitt; il quale, nei panni dell’uomo sconfitto come giocatore ma vincente nell’approccio mai arrendevole verso un’esistenza lavorativa frenetica, tira fuori forse una delle sue interpretazioni più belle all’interno di una oramai lunga carriera d’attore, costellata da oggettivi successi personali.
L'ora nera