Premio Oscar 2022: i possibili rivali del film di Paolo Sorrentino “È stata la mano di Dio”

Premio Oscar 2022: I possibili rivali del film di Paolo Sorrentino "È stata la mano di Dio"

Il 26 ottobre 2021 è stata resa ufficiale la partecipazione di Paolo Sorrentino agli Oscar 2022 con il suo nuovo film “È stata la mano di Dio“. Il regista, già vincitore con “La Grande Bellezza“, ha espresso la sua emozione e gratitudine alla notizia di poter, nuovamente, rappresentare l’Italia ai prossimi Academy Awards come candidato in cinquina nella categoria Best International Feature Film. Sebbene il rilascio della lista completa e definitiva dei film stranieri candidati agli Oscar 2022 sia previsto per febbraio 2022, è già in corso una discussione sui titoli che potrebbero rientrarvi diventando, perciò, diretti rivali di Sorrentino. I film in questione sono già stati vincitori di ambiti premi ai più importanti festival cinematografici, venendo acclamati dalla critica mondiale. Vediamo dunque, nel dettaglio, i possibili rivali del film di Paolo SorrentinoÈ stata la mano di Dio“.

Titane (Francia)

Uno dei film più apprezzati di quest’anno è il francese “Titane, scritto e diretto dalla regista Julia Ducournau. Vincitrice della prestigiosa Palma d’Oro al 74° Festival di Cannes, la pellicola è arrivata nei cinema italiani a partire dal 30 settembre, dopo essere stata presentata in anteprima nello storico Cinema Troisi situato a Roma dove la regista ha raccontato alcune curiosità riguardanti il film e la sua percezione del cinema contemporaneo nella sua complessità.

La trama è incentrata sulla storia di una donna di nome Alexia (Agatha Rouselle) alla quale, in seguito ad un incidente stradale, hanno impiantato una lastra di titanio per permetterle di rimanere in vita. Dopo anni, Alexia diventa una ballerina in un salone di automobili dove esegue performance erotiche per uomini che approcciano a lei nei modi peggiori. Alexia, però, non si lascia intimidire e, anzi, inizia a collezionare una serie di omicidi che la costringeranno ad assumere l’identità di un ragazzo, Adrien, figlio scomparso del pompiere Vincent (Vincent Lindon). Le vite dei due protagonisti finiranno, inevitabilmente, per entrare in collisione.

A Hero (Iran)

A Hero è il titolo di un altro possibile film in gara per il Premio Oscar 2022. Scritto e diretto da Asghar Farhadi, già vincitore di due premi Oscar, il film iraniano si è aggiudicato il Grand Prix e il Premio François Chalais al Festival di Cannes. La pellicola mostra la storia di Rahim Soltani, padre di un figlio problematico, fidanzato segreto di Farkhondeh e debitore a cui, dopo aver scontato 3 anni di prigionia, sono dati solo 2 giorni per convincere il creditore a ritirare le accuse. Il protagonista si troverà, metaforicamente, difronte a un bivio quando, letteralmente, troverà per caso una borsa piena di monete d’oro.

Da quel momento, Rahim vivrà un dilemma morale di cui dovrà scontare tutte le conseguenze. Il cinema di Farhadi è, infatti, caratterizzato dalla consequenzialità delle scelte dei propri personaggi e tutto ciò rende le cose tanto complicate quanto vere poiché assolutamente imprevedibili come, d’altronde, è la realtà stessa. Il regista, con il suo nuovo film, mette gli spettatori difronte un importante quesito: cos’è realmente giusto e sbagliato?

The Worst Person In The World (Norvegia)

Ambientato in una Oslo contemporanea, il film racconta il percorso di Julie, una trent’enne dalle mille esperienze inconcluse. La sua vita comincia davvero solo quando incontra Axel, disegnatore di fumetti che hanno per protagonista un eroe alquanto discutibile. I due decidono di andare a convivere, ma il destino ha ancora molte sorprese in serbo per loro. The Worst Person In The World, del regista nato in Danimarca ma naturalizzato norvegese Joachim Trier, è composto da 12 capitoli tutti dedicati alla “persona peggiore del mondo” la quale, in realtà, altro non è che una donna libera e desiderosa di esplorare l’amore e la vita.

Il film di Trier vede l’alternarsi di un’ironia nordica e sottile e un romanticismo vorticoso quanto irresistibile, raggiungendo così un incredibile dinamismo narrativo. Vengono principalmente toccati temi del femminile – partendo dal MeToo movement, proseguendo con le mestruazioni e arrivando al sesso orale – attraverso gli occhi di una protagonista appartenente alla nuova generazione e i tabù diventano semplici dati di fatto senza, però, perdere di pathos e valore. L’attrice Renate Reinsve, grazie alla sua interpretazione nel ruolo di Julie, ha ottenuto il premio come Miglior Attrice al Festival di Cannes.

Unclenching The Fists (Russia)

Unclenching The Fists è sicuramente il film più singolare della lista, in quanto vincitore del premio Un Certain Regard di Cannes 74. Questo riconoscimento viene dato, infatti, a tutti quei titoli che offrono “un certo sguardo” attraverso lo stile insolito e le storie non tradizionali, ed è proprio ciò che la regista russa Kira Kovalenko ha voluto realizzare con il suo ultimo film. Girato nella città mineraria di Mizur, nella Russia meridionale, “Unclenching The Fists” racconta il viaggio della ventenne Ada, sorella maggiore di Dakko e figlia di Zaur, uomo vedovo da anni che esercita un severo controllo sui due ragazzi, con il timore che Ada possa fidanzarsi o, peggio, fuggire dalla città.

Il ritorno in patria del fratello maggiore Akim, precedentemente trasferitosi a Rostov, spinge la giovane Ada a tentare in tutti i modi di liberarsi dalla prigionia affettiva del padre per poter vivere, finalmente, una vita di libertà. Tuttavia, c’è un trauma nel passato di Ada che continua a infestare il presente, riflettendosi negli atteggiamenti di Zaur e nel dolore familiare.

Drive My Car (Giappone)

Il premio per la migliore sceneggiatura non poteva che andare a Drive My Car”, film giapponese tratto dal racconto omonimo di Haruki Murakami. Yûsuke Kafuku, il protagonista, è un attore e regista rimasto vedovo a cui viene offerta la gestione di un laboratorio teatrale ad Hiroshima, dove decide di trasferirsi. Con la compagnia di attori e attrici, Yûsuke decide di mettere in scena lo “Zio Vanja” di Checov e, durante le prove, conosce Misaki, una ragazza scelta per fargli da autista. I due, a bordo di una Saab Turbo rossa, iniziano a entrare in sintonia e legare sempre di più, fino a rivelare il proprio passato l’uno all’altro. “Drive My Car” si rivela essere un emozionante on the road in cui si fondono spirito e arte e in grado di coinvolgere qualsiasi spettatore senza limiti di lingua e cultura. Il film è stato anche vincitore del premio FIPRESCI.