La Partita: il film Netflix tra calcio e quell’allegoria tutta italiana del “vivere il pallone”

Recensione La Partita film Netflix (2018)

“Tu ed io pensiamo che l’Italia sia fondata sul lavoro, come afferma la Costituzione. Invece, è fondata sul pallone…”; una dichiarazione che, come la storia italiana ha dimostrato, è stata pronunciata da uno storico leader della Democrazia Cristiana, Amintore Fanfani, ad Aldo Moro, e che nel corso degli anni è stata ripresa in più occasioni per sottolineare una realtà che va al di là del calcio, e che riguarda quella cultura tutta italiana del “vivere il pallone”, sentirlo come determinazione fondamentale della propria esistenza, come componente integrante della propria vita. Al di là di ogni colorazione politica e sociale, ogni italiano sa cosa significhi, culturalmente e socialmente, il calcio, tralasciando ogni aspetto agonistico, sportivo e umano. La Partita, film presente su Netflix e di produzione, regia e cast tutto italiano, riesce – in poco più di novanta minuti – a portare sul piccolo schermo una preziosa, talvolta molto semplice nei suoi intenti, allegoria di questa stessa cultura, attraverso l’emergere di quel lato marcio che si trova al di là del pallone. 

La trama e il cast di La Partita, film diretto da Francesco Carnesecchi e presente su Netflix

Per comprendere più nello specifico quali siano le determinazioni e le caratteristiche fondamentali che permettono di parlare di La Partita, film presente su Netflix, in termini allegorici e quasi poetici nei confronti della cultura italiana del calcio e del pallone, bisogna dapprima comprendere quale sia la trama e quale il cast di questo stesso prodotto cinematografico presente sulla piattaforma di streaming. Si diceva che questo stesso film è tutto italiano, a partire dalla regia di Francesco Carnesecchi e per quel che concerne il cast di questo stesso prodotto cinematografico, realizzato nel 2018 e distribuito a partire dal 27 febbraio del 2020 nei cinema italiani, prima di essere incluso, all’interno della piattaforma di streaming Netflix, a partire dal primo settembre del 2020.

La Partita tratta di una storia calcistica, che riguarda una squadra romana di periferia che si gioca la finale di una coppa, contro i quartieri rivali. Tuttavia, la partita di calcio che si svolge rappresenta soltanto la cornice di un contesto molto più ampio, che riguarda calcioscommesse, rapporti tra società e malavita locale, povertà, scontri tra bande, delusioni e illusioni, mancato coordinamento dei propri sogni che si accompagna, allo stesso tempo, a un ripiego nei confronti di attività ritenute come secondarie ma, allo stesso tempo, vitali. Tutte queste determinazioni portano Claudio, l’allenatore della squadra, ad allenare un gruppo di ragazzi che rincorre la sua prima vittoria in coppa, e una squadra, capitanata dal presidente della società Italo, che non ha mai ottenuto un successo, e che si trova sull’orlo del fallimento. Terzo personaggio protagonista è quello di Antonio, il talentuosissimo capitano della squadra che capirà molto presto di doversi piegare alle logiche di un sistema che viene dipinto come marcio.

Il cast del film presente su Netflix è il seguente:

  • Francesco Pannofino: Claudio Bulla
  • Alberto Di Stasio: Italo
  • Giorgio Colangeli: Umberto
  • Gabriele Fiore: Antonio
  • Daniele Mariani: Leo
  • Lidia Vitale: Roberta
  • Fabrizio Sabatucci: Paolo
  • Veruska Rossi: Gianna
  • Simone Liberati: Ragazzo in macchina
  • Giulia Schiavo: Ragazza in macchina
  • Giada Fradeani: Laura
  • Efisio Sanna: Ettore
  • Stefano Ambrogi: Cristian
  • Francesca Antonelli: Tifosa

Perchè La Partita è un prodotto cinematografico che merita di essere visto su Netflix

Chi guarda La Partita sa, in primis, di non ritrovarsi di certo di fronte ad un prodotto cinematografico dal valore inestimabile; allo stesso tempo, può star sicuro del fatto che i contenuti trattati non siano innovativi o originali, dal momento che un certo tipo di cultura trova trattazione cinematografica fin dagli albori della cultura del grande e piccolo schermo italiano. Allo stesso tempo, però, sussiste un prezioso elemento che rende la visione di questo film gradevole e assolutamente consigliata: l’elemento allegorico, che permette di osservare tutto ciò che è marcio e degradato nel modo più crudo possibile, ma con accompagnamento quasi anacronistico ad elementi leggeri, semplici e in grado di snellire la narrazione.

In una quasi boccaccesca idea di cornice, dunque, la partita di calcio non è più soltanto una partita di calcio e ognuno dei personaggi ha un motivo per vincerla o perderla: per i tifosi vedere la propria squadra ottenere una vittoria è motivo di gloria, onore e supremazia territoriale; per Claudio, l’allenatore, rappresenterebbe il rilancio di una carriera fallimentare, e che vede destinata a terminare in un istituto religioso; per Italo è quel gioco tra la vita e la morte, a causa di una scommessa che rievoca ricordi nefasti di un passato turbolento: per Antonio il match è dapprima la partita da vincere, poi quella da perdere, e il suo personaggio sa evolversi nella narrazione attraverso sfaccettature continue che risultano essere piuttosto gradevoli.

Al di là dei singoli personaggi, il film sa incarnare perfettamente quella che si citava come cultura del pallone, e che non affonda le sue radici nel calcio, quanto più nella visione comune e culturale di uno sport che, nel paese dov’è diventato celebre, vive “de tera, de sporco, de polvere”, più di ogni altra cosa.

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Bruno Santini
Appassionato di musica, cinema e letteratura. Esperto articolista di news e attualità, specie per quanto riguarda il mondo del grande schermo.